La Cina distrugge uno dei più grandi siti buddhisti in Tibet. La scoperta grazie alle immagini satellitari

Tempo di lettura: 4 Min.

Migliaia di residenti tibetani sono stati cacciati da Yarchen Gar, in Tibet, in questi mesi. Si tratta di uno dei più grandi villaggi dove risiedono e pregano i monaci buddhisti tibetani e l’operazione cinese deve essere letta in quest’ottica: annullamento della cultura religiosa e apertura al turismo di massa.

LE IMMAGINI

Le immagini satellitari acquisite da Free Tibet confermano che le demolizioni su larga scala hanno livellato quasi la metà dell’area di Yarchen Gar.  Yarchen Gar, situato nella contea di Palyul, nel Tibet orientale, è uno dei più grandi siti buddisti tibetani del mondo.

Un’ondata di demolizioni ha avuto luogo a Yarchen Gar nell’agosto 2019. Essa fa però parte di uno sforzo a lungo termine da parte delle autorità del Partito comunista cinese (PCC) per ridurre il numero di residenti nel sito.

Come possiamo notare dalle chiarissime immagini satellitari prima e dopo, sono molte le demolizioni recenti e mostrano un netto contrasto sulla riva occidentale del fiume che attraversa Yarchen Gar.  Le immagini rivelano infatti un terreno spoglio in cui una volta vi risiedeva una parte densamente popolata della comunità.

Immagini satellitari del sito buddhista tibetano di Yarchen Gar  fornite da Free Tibet
Fonte: FreeTibet.org

DISTRUZIONE ED ESODO

Oltre alle demolizioni, quest’anno migliaia di monaci e monache sono stati costretti a lasciare le loro case e i loro luoghi di culto a Yarchen Gar.  A luglio 2019, il partner di ricerca di Free Tibet (Tibet Watch) è stato in grado di confermare che 70 monache sono state sfrattate da Yarchen Gar.  Tuttavia, fonti locali sostengono che quest’anno ci sono stati almeno 3.500 traslochi.

In seguito alla rimozione dal sito, le 70 monache sono state costrette a ritornare nella loro nativa contea di Jomda, a circa 300 chilometri di distanza.  Inoltre, sono stati detenute per due o tre mesi e costrette a sottoporsi a “rieducazione patriottica”.  La rieducazione patriottica è una strategia applicata dal PCC che prevede che i detenuti siano costretti a lodare la Repubblica Popolare Cinese e a denunciare il leader spirituale esiliato dal Tibet, il Dalai Lama. In pratica, un vero e proprio indottrinamento politico in perfetto stile orwelliano.

È difficile ottenere molte informazioni da Yarchen Gar a causa della sua posizione remota e della presenza di agenti di sicurezza all’interno e intorno al sito. I visitatori stranieri sono attualmente esclusi dalla zona e le autorità cinesi hanno aumentato i livelli di sorveglianza all’interno dell’area. Essa è sorvegliata da circa 600 militari ora dispiegati lì per monitorare i restanti abitanti e nel 2018 più di 3.500 case sono state demolite.  Inoltre, ai residenti era vietato rinnovare le proprie case o costruire nuove strutture. Tra le aree gravemente colpite dalle demolizioni, come si può osservare nelle immagini satellitari, spicca la sponda occidentale del fiume.  Le immagini satellitari scattate nell’aprile 2018 hanno infatti mostrato che numerose case erano già state demolite in quest’area tempo prima, per far posto a diverse nuove strade e anche le case tra queste strade sono state demolite.

Prove fotografiche dal sito suggeriscono che un motivo chiave per demolizioni e traslochi è aprire Yarchen Gar ai turisti, come è stato fatto per la città di Lhasa.  Un hotel e diversi parcheggi sono stati costruiti a nord della comunità e le strade sono state ampliate per facilitarvi l’accesso, distruggendo il clima di tradizione e naturalezza che aleggiava nell’area da anni.

UNA STORIA DI SISTEMATICHE DISTRUZIONI

Yarchen Gar fu fondata nel 1985 e nei decenni successivi la comunità monastica aveva visto crescere la sua popolazione fino a circa 10.000 persone. La comunità è talvolta conosciuta come “La città delle monache” a causa della grande proporzione di residenti donne.

Sebbene l’ultimo round di demolizioni sia iniziato a luglio 2019, i traslochi forzati e le demolizioni sono in corso sul sito almeno dal 2001. Solo nel 2016, secondo quanto riferito da fonti locali, 1.000 residenti sono stati costretti a lasciare il paese e, nell’agosto 2017, sono state pianificate le demolizioni di oltre 3.500 case per ampliare le strade.  Ai residenti è stato detto di smantellare le proprie case ed è stato offerto un risarcimento minimo per le loro perdite.

Yarchen Gar vista dall'alto
Larung Gar
Cina
Tibet

Le demolizioni, i traslochi forzati, associati allo sviluppo di infrastrutture turistiche, fanno eco agli eventi di Larung Gar nella vicina contea di Serthar.  A Larung Gar, almeno 4.800 persone sono state sgomberate con la forza e 4.700 edifici, per lo più residenze tradizionali, sono state demolite tra giugno 2016 e maggio 2017. Allo stesso tempo, sono stati costruiti nuovi hotel turistici e le strade sono state ampliate.

Le demolizioni sono continuate nonostante gli insistenti appelli delle autorità religiose di Yarchen Gar.  Dopo essere stato costretto ad annunciare una precedente serie di demolizioni nell’agosto 2017, il Lama sul proprio sito ha invitato i residenti a essere calmi, pazienti e a non esprimere opposizione sulle demolizioni attraverso i social media.  Egli ha spiegato che l’ordine di demolizione era: “come una roccia che cade dall’alta montagna – nessuno poteva evitarla”.  Un altro monaco anziano di Yarchen Gar si mosse concretamente facendo appello al TAR di giustizia per richiedere che le autorità consentissero a monaci e monache di non essere sfrattati e di rimanere a Yarchen Gar. Le autorità però non hanno approvato questa richiesta.

Fonti: FreeTibet

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