Historical END: L’indipendenza millenaria del Tibet che la Cina vuole cancellare

Secondo un’antichissima leggenda tradizionale tibetana, la prima coppia ancestrale del Tibet sarebbe stata creata dall’unione di uno scimmione della foresta e da una donna-demone delle montagne, che avrebbero dato alla luce ben sei figli.

La leggenda, letteralmente, narra che: “i nati da questa “mostruosa” unione, avrebbero ereditato dal padre un corpo coperto di peli e il volto rosso, dalla madre l’assenza della coda e il gusto della carne; per quanto riguarda il comportamento, dal padre alcuni avrebbero ereditato la fede, l’ardore, la saggezza e la bontà, altri avrebbero preso dalla madre il piacere di uccidere, la forza fisica e il coraggio. La loro unione sarebbe avvenuta dello Zothang (nello Yarlung, nel sud, la zona più fertile del paese), a sud dello Tsangpo. Non avendo né cibi né vesti, il dio Avalokitesvara, mosso da compassione, portò loro sei tipi di granaglie: nacquero i primi campi coltivati (a Zotang, nello Yarlung) e gli uomini-scimmia presero poco a poco sembianze umane. Le prime tribù (dai sei figli primordiali) si unì una settima tribù proveniente o dagli dèi luminosi del cielo o da un uovo primordiale da cui viene l’umanità“.

Da quell’unione sarebbe nato Nyatri Tsenpo, primo vero re del Tibet.

Una antica iscrizione su pietra, datata VIII secolo d.C., ci dice poi molto di più sul proseguo di questa leggenda del Tibet, un regno che, come avrete notato, affonda per il 99% le sue radici nel mito. L’iscrizione recita:

Dal bel mezzo dei sette cieli

Dalle sfere celesti, dal profondo blu

Viene il nostro re, signore degli uomini,

Figlio divino del Tibet.

Nelle leggende che tentano di ricostruire la storia del misterioso Regno del Tibet, la più bella e importante sembrerebbe essere dunque quella che vede il primo grande sovrano unificatore di tutti i clan locali semi-nomadi essere disceso dal cielo, dalle sacre montagne, da sempre simbolo di unione tra umanità e forze sovrannaturali.

La storia in questione riguarda il primo monarca e la sua discesa sulla terra, con l’ausilio niente meno che di una corda, accettato come essere divino dai 7 (o 12) saggi che veneravano le montagne himalayane. Dal punto di vista storico egli giunse in Tibet da uno dei grandi stati limitrofi del Magadha indiano, del Kosala o più precisamente dalla valle del Yarlung, ma leggenda vuole che il primo grande sovrano tibetano fosse un essere divino per il popolo e uno straniero. Nyatri Tsenpo era il suo nome, derivante dalla leggendaria unione diabolica, fondatore della Dinastia Yarlung, venne considerato da tutti un essere immortale calato dal cielo sul Tibet con una corda dmu (dmu thag), descritta come una specie di arcobaleno e, quando suo figlio raggiunse la maggiore età e raccolse la sua eredità, egli riascese nei cieli usando la stessa corda, una tradizione che si ripeté con tutti i primi sei re della dinastia. Non esistono veri e propri riscontri storici della sua esistenza e la sua leggenda è stata tramandata dai tibetani nella locale tradizione orale, secondo la quale il suo regno sarebbe cominciato nel 127 a.C., anno che viene celebrato come il primo dell’odierno calendario tibetano.

Regione geografica del Tibet

Poiché esso era disceso direttamente dal cielo, era dunque il protettore nonché l’incarnazione stessa dell’ordine cosmico, oltre ad essere il garante dello stato: la sua presenza sul trono assicurava infatti l’armonia nel regno ancestrale. Si formò ben presto una triade, composta dal re divino, dal sommo sacerdote e dal capo dei ministri. Questi ultimi due rappresentavano la gerarchia sacerdotale e la nobiltà e avevano formalmente il potere esecutivo del governo. Alla salita al potere di un nuovo re si ricostituiva una nuova triade.

Prima dell’arrivo del leggendario re del Tibet la società era infatti divisa in famiglie mentre la storia veniva suddivisa in epoche dagli storici a seconda delle varie scoperte effettuate nel tempo (caccia, fuoco, pastorizia, utensili, decorazioni, etc). Essa era quindi una società semi-nomade, che non conosceva l’agricoltura e viveva allo stato primitivo, senza tempo. L’importanza di questa iscrizione e di questo evento che si pone a metà tra la storia e la leggenda testimonia l’evoluzione di una società primitiva in una società urbana e moderna, con delle leggi, dei garanti e delle suddivisioni sociali molto vaste e diversificate.

Questa necessità di riunire tutte le famiglie sotto un unico re super partes fu colta al volo dal giovane re Nyatri Tsenpo, portatore di diversità, di valori nuovi e sconosciuti, accettati da un popolo di pastori come simbolo di sapienza e di valori unici.

Fu così che venne inaugurata la dinastia dei Sette Troni. Importante, nella storia leggendaria del Tibet, sarà anche l’avvento della scrittura ad opera dei monaci buddhisti. Il Segreto fu il primo testo importato in Tibet, nessuno ne conosceva il significato, ma fu subito considerato un oggetto superiore, quasi divino.

Mappa dell’impero tibetano nella sua massima estensione, tra il 700 e l’800 d.C.

Nonostante l’assidua penetrazione di saggi, asceti e monaci buddhisti indiani, il Tibet non abbandonò velocemente la propria tradizione pagana, legata alla religiosità sciamana denominata bonpo. Il rapporto con elementi naturali e fantastici, orchi e demoni, stregonerie e sacrifici era ancora strettissimo in quella che fino al IX secolo d.C. è da considerarsi ancora una società molto arcaica per quel che riguarda istituzioni e modelli sociali. Il buddhismo però, complice il primo re che lo accettò chiamato Trison Detsen, si infiltrerà nella primitiva religione tibetana sia imponendo la propria visione del mondo ma anche adattandosi e assorbendo culti magici e sciamanici. È su questo antico sincretismo religioso che si baserà il tradizionale Buddhismo Tibetano.

E fu proprio sotto il regno di Trison Detsen (tra VIII e IX secolo) che il Tibet affronterà una lunga serie di fasi d’espansione inedite, dalla conquista del piccolo stato del Nepal e dei regni al nord dell’India, all’apogeo nel 763 con la presa di Changan, capitale del debole Impero Cinese della dinastia Tang.

Il Tibet poteva essere considerato, quando l’Europa si apprestava ad attraversare il suo complesso periodo medievale, un vero e proprio impero internazionale. E, al termine di un periodo d’espansione durato quasi tre secoli, il quale avrebbe lasciato il posto alle nuove conquiste mongole in Asia, il nuovo re Ralpacen si preoccupò di fornire uno statuto internazionale al suo impero, delimitando geograficamente i confini del Tibet e conservandoli in una grande stele a Lhasa, la capitale.

Fu proprio nell’821 che il Regno del Tibet e la Cina siglarono uno dei più grandi trattati di pace della loro storia, oggi dimenticati. Il trattato diceva

Tibet e Cina manterranno i territori e i confini di cui sono ora in possesso. L’intera regione a est essendo la Grande Cina e l’intera regione a occidente sia assicurata al Gran Tibet, da ambedue i lati di questa frontiera non dovrà venire né guerra, né invasioni, né annessioni territoriali. […] Così dichiarano i sovrani e i ministri di Tibet e Cina e giurano di mantenere il voto, il quale è stato scritto nei dettagli e siglato col sigillo dei due grandi re.

Dopo la conquista mongola della Cina nel XIII secolo, il Tibet venne assoggettato alla potenza dei Mongoli. Sarà da questo evento che nascerà l’infinita pretesa cinese di assoggettare il territorio tibetano nei secoli successivi, pretesa che dal punto di vista storico non regge, in quanto anche gli stessi regnanti mongoli della Cina furono comunque dei conquistatori stranieri.

Ed è questa la millenaria storia e tradizione tibetana che da anni ormai il governo cinese, formalmente invasore esterno del Tibet nel 1949, nel silenzio della stampa internazionale, sta cercando sempre più di cancellare agli occhi dei turisti, delle aziende, delle organizzazioni internazionali e degli stessi tibetani.

Perché, chi controlla il passato, controlla il futuro.

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