Confermato il primo caso di Covid-19 nella Siria nord-orientale: Allarme rosso per tutto il Kurdistan

Il 16 aprile scorso, l’autorità sanitaria dell’autogestione della Siria settentrionale ha diagnosticato il primo caso confermato di COVID-19 nella Siria nord-orientale, attraverso il comunicato dell’Ufficio Regionale dell’OMS.

Il contagiato è un uomo di 53 anni della città di Al-Hasakah ed i sintomi erano debolezza generale con febbre, tosse, difficoltà respiratorie, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa e polmonite.

Il paziente soffriva di ipertensione e di altre malattie cardiache e il caso non era riconducibile ad alcun viaggio effettuato o aveva avuto relazioni con un paziente deceduto il 2 di aprile. Molte associazioni curde lamentano il fatto che, dopo la conferma dell’arrivo del virus in Siria a fine marzo, in seguito agli studi nel laboratorio di Damasco e ai risultati delle analisi, non sono stati condivisi dall’Organizzazione mondiale della sanità, né dal Ministero siriano di salute con le organizzazioni sanitarie e i partiti che operano nel nord della Siria. Secondo Hskurd, essi sono stati informati in ritardo e all’improvviso.

In totale, fino ad ora si contano 33 casi confermati di COVID-19 in Siria, cinque dei quali si stavano riprendendo e due casi che sono invece deceduti, 19 dei quali sono stati registrati dall’inizio di aprile. Esiste un alto rischio di una vasta diffusione del virus a causa del ritardo nell’informare (in questo caso solo passati circa 15 giorni dal caso) e ciò che è particolarmente preoccupante è la salute dei lavoratori esposti a causa della loro rotazione nelle strutture sanitarie che sono inconsapevolmente venuti a contatto con il caso nell’arco dei giorni.

Il rischio di collasso per COVID-19 della Siria settentrionale è molto elevato, a causa della presenza di oltre 300.000 sfollati e rifugiati che non hanno accesso a servizi sanitari adeguati, soprattutto alla luce dello scoppio del COVID-19. Ciò include 118.879 persone sfollate in dieci campi profughi ufficiali e non ufficiali, che non possono ottenere e mettere in pratica misure sanitarie adeguate e distanze sociali eque.

Fonti: Kurdish Red Crescent

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