Naufragio Rohingya: 32 morti su 400 rifugiati in viaggio verso la Malesia dopo un mese in mare aperto

Almeno 32 rifugiati di etnia rohingya sono morti e quasi 400 di loro sono sopravvissuti, in seguito ad un tentativo di salvataggio della guardia costiera del Bangladesh di una barca che è rimasta alla deriva per settimane, dopo non essere riuscita a raggiungere clandestinamente la Malesia.

Il gruppo stava tentando di approdare sulla costa nell’area di Teknaf, nei pressi di Cox’s Bazar in Bangladesh, ha riferito il tenente M. Sohel Rana, capo della guardia costiera locale. Secondo il filmato della scena, una folla affamata di donne e bambini venivano soccorsi ed aiutati sulla riva, moltissimi di loro incapaci di stare in piedi a causa delle precarie condizioni fisiche e della evidente malnutrizione. Un rifugiato ha affermato che il gruppo era stato respinto dalla Malesia per ben due volte e che a un certo punto era scoppiata una rissa tra passeggeri ed equipaggio.

Secondo la testimonianza di Athena Rayburn a The Independent, senior advocacy officer di Save the Children, i rifugiati arrivati da Cox’s Bazar sono rimasti in mare per circa due mesi. Essi verranno ora messi in quarantena per un massimo di 14 giorni come precauzione contro il coronavirus e saranno poi restituiti ai loro campi profughi di provenienza. Alla domanda se più barche che trasportavano la minoranza musulmana Rohingya potessero essere alla deriva in mare, la Rayburn non ha escluso la possibilità.

“Comprendiamo che uomini, donne e bambini sono stati in mare per quasi due mesi in condizioni strazianti e che molti di loro sono estremamente malnutriti e disidratati” ha dichiarato in questi giorni l’UNHCR, aggiungendo che: “L’UNHCR si sta offrendo di aiutare il governo del Bangladesh a spostare queste persone in strutture di quarantena” e ha anche offerto loro una adeguata assistenza medica temporanea.

I rifugiati rohingya del Myanmar sono stati a bordo di imbarcazioni organizzate da trafficanti illegali per anni, nella speranza di trovare rifugio nel sud-est asiatico, principalmente in Malesia e Thailandia. In genere, essi tentano di effettuare la traversata nella stagione secca, ovvero tra novembre e marzo, quando le acque sono più calme. La maggioranza buddista del Myanmar non riconosce la minoranza musulmana e questi ultimi sono da tempo costretti ad affrontare severe restrizioni per quel che riguarda libertà di movimento, accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Il Myanmar nega di perseguitare (ancora) i rohingya e sostiene che essi non sono un gruppo etnico indigeno ma immigrati dall’Asia meridionale. Anche qualora ciò corrispondesse a verità (ma l’origine dei rohingya è discussa da decenni) ciò non rappresenta una scusa per non affrontare il problema e abbandonare la minoranza, costretta ad esodi di massa e a traversate della speranza.

Più di un milione di persone sono fuggite nei campi profughi nel sud del Bangladesh dopo essere state cacciate dalle loro case regolari in Myanmar, in seguito ad una spietata repressione militare nel 2017, che l’esercito ha dichiarato essere una risposta agli attacchi degli insorti rohingya.

Fonti: The Independent

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