La Nazione dei Navajo e le precauzioni drastiche messe in atto contro il Coronavirus

Nel tentativo di frenare la rapida diffusione del coronavirus nella Nazione Navajo, il Dipartimento della Salute Navajo ha emesso un ordine di emergenza per la salute pubblica 17 aprile scorso, imponendo l’uso di mascherine igieniche fuori casa, aggiungendolo alle imposizioni già esistenti che includono il ricovero sul posto e il coprifuoco nel fine settimana.

Le comunità di nativi americani sono state particolarmente colpite dal coronavirus e la nazione Navajo è la peggiore di tutte. A partire dal 18 aprile, la Nazione, che copre parti dell’Arizona, del New Mexico e dello Utah, aveva 1.197 casi confermati e 44 morti. Se fosse uno stato americano, salirebbe al terzo posto per il numero di infezioni da coronavirus confermate pro capite, dietro a New York e New Jersey. E il presidente Navajo, Jonathan Nez, avverte che il picco della malattia potrebbe durare ancora settimane. L’alto numero di casi confermati è in parte dovuto al tasso di test della nazione, che è superiore a tutti gli stati, oltre a New York e Louisiana. Il suo governo ha anche risposto alla crisi più rapidamente degli Stati vicini, dichiarando uno stato di emergenza e dando esecuzione a ordini di ricovero sul posto a metà marzo.

Molti gruppi minoritari negli Stati Uniti e nel mondo stanno affrontando negativamente l’impatto del coronavirus. Nonostante il Governatore di New York Andrew Cuomo definisca la malattia “il grande equalizzatore” a causa della sua capacità di infettare chiunque indipendentemente dalla razza o dallo status, tale uguaglianza non si estende a ciò che accade dopo che una persona viene infettata. I casi di coronavirus a New York hanno colpito in modo sproporzionato i quartieri della classe operaia, dei non bianchi e degli immigrati. Statistiche simili arrivano dalla Carolina del Nord, Michigan, Wisconsin e Illinois. Nel Regno Unito invece, un terzo dei pazienti in condizioni critiche è risultato di origine etnica e appartenente a gruppi di minoranza, nonostante costituisse il 20 percento della popolazione totale.

Ci sono una serie di ragioni complesse e correlate per spiegare questo aspetto: i residenti nei quartieri più poveri vivono spesso in case molto vicine tra loro e molti di essi lavorano in fabbrica o in luoghi dove non è possibile l’applicazione dello smart working da casa. Spesso queste aree non hanno accesso a cibi nutrienti e cure sanitarie regolari. Allo stesso modo, i nativi americani hanno tassi più elevati di diabete, malattie cardiache, asma e cancro e spesso vivono in case affollate, molte delle quali prive di acqua corrente ed elettricità: un mix che aumenta sensibilmente il rischio del contagio. Ciò che è particolarmente frustrante per la crisi della Nazione Navajo e di altre comunità native è che sono stati più attivi nella lotta al coronavirus, con molto anticipo rispetto ad altri stati americani. Eli Leslie, funzionario di informazione pubblica del Dipartimento della Salute Navajo, ha riferito al Salt Lake Tribune che la leadership Navajo stava spingendo per i kit di test fin dall’inizio, il che ha contribuito all’elevata accuratezza dei dati e all’identificazione di un gran numero di contagiati.

Tuttavia, la debole risposta del governo degli Stati Uniti al coronavirus avrà un impatto sulle tariffe della nazione indiana nei prossimi mesi. Il Congresso ha stanziato milioni di dollari per aiutare il servizio sanitario indiano e le organizzazioni tribali, ma il 98% delle cliniche tribali non ha ancora ricevuto fondi. Oltre ai pericoli immediati per la salute pubblica, la crisi del coronavirus potrebbe avere un impatto ancora maggiore sulle comunità native che si sono appena riprese dalla recessione del 2008. La Navajo Nation, nonostante la messa in atto di misure di sicurezza come il coprifuoco e l’imposizione di mascherine in pubblico, potrebbe essere una delle aree più colpite da un virus che ferisce soprattutto le minoranze nel mondo.

Fonti: Vox.com

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