Tassista e madre uiguri condannati a più di 10 anni di carcere per trasporto religioso “illegale”

Le autorità di Ghulja, nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR) della Cina nord-occidentale, hanno da poco condannato un tassista uiguro a più di 16 anni di carcere per il trasporto di una figura religiosa “illegale” ed hanno inoltre incarcerato sua madre per un decennio, secondo le fonti nella regione.

Shireli Memtili, 28 anni, padre di un bambino di due anni, è stato arrestato nel novembre 2018 e condannato a 200 mesi di carcere nel maggio 2019 per aver offerto un servizio di trasporto ad una figura religiosa – probabilmente un imam – ed aver ricevuto una “educazione religiosa illegale” da parte sua, secondo la testimonianza di alcuni membri della sua famiglia a RFA.

I parenti di Memtili hanno detto di aver appreso della sua condanna solo quando hanno parlato con i funzionari del loro centro amministrativo della comunità locale, affermando che non c’è mai stato un processo pubblico per il tassista. Sebbene non abbiano mai ricevuto documenti ufficiali di condanna, il funzionario amministrativo ha detto loro che Memtili era stato anche condannato per “raccolta illegale e disturbo dell’ordine sociale”, oltre ad aver “messo in pericolo la sicurezza nazionale”.

Secondo quanto riferito da RFA, che ha parlato con un ufficiale di polizia uigura nel quartiere Ghulja di Hanbing, è stato confermato che Memtili è sotto la sua giurisdizione e che è stato condannato. Tuttavia egli non ha risposto quando gli è stato chiesto dove il tassista sia stato incarcerato. Un’altra testimonianza, quella di un archivista uiguro presso il Ministero della Giustizia della città di Ghulja, ha confermato la condanna a 200 mesi e ha riferito che Memtili sta attualmente scontando la pena in una prigione nella città di Shikho (Wusu), nella prefettura di Tarbaghatay (Tacheng) dello XUAR. Nel frattempo, sempre RFA ha appreso da una fonte anonima che la madre 49enne di Memtili, Aygul Turahan, è stata condannata all’inizio del 2019 a 10 anni di prigione dopo essere stata detenuta per aver spostato il proprio status residenziale, chiamato hukou in cinese e consistente non solo nella residenza fisica ma include anche informazioni identificative come i collegamenti familiari, sul coniuge e sulle loro date di nascita.

Si ritiene che le autorità cinesi abbiano detenuto fino a 1,8 milioni di uiguri e altre minoranze musulmane accusate di avere “opinioni religiose estremiste” e idee “politicamente scorrette” in una vasta rete di campi di internamento dall’aprile del 2017. Quando il sistema dei campi di internamento fu lanciato per la prima volta, gli Uiguri che avevano cambiato la loro residenza furono presi di mira con l’infondata accusa di “estremismo”.

Fonti: Radio Free Asia

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