Gli Ainu: i veri giapponesi dal futuro quantomai incerto

Tempo di Lettura: 4 Min.

Gli Ainu sono un popolo indigeno che risiede principalmente nell’isola di Hokkaido, in Giappone, ma vive anche nel nord di Honshu, l’isola principale del Giappone e sull’isola di Sakhalin in Russia. Ecco la loro storia, le loro vicissitudini quotidiane e il loro quantomai incerto futuro.

LA STORIA E I NUMERI

Esistono in totale più di 25.000 persone di etnia Ainu e, sebbene non vi siano dati ufficiali sul censimento, il governo di Hokkaido ha condotto indagini sulle loro condizioni di vita dal 1972 al 2013 e secondo l’ultimo sondaggio, la popolazione di Ainu ad Hokkaido consiste in almeno 19.786 persone. Solo un numero molto limitato di Ainu resta ancora oggi fluente nella lingua tradizionale, che l’UNESCO riconosce come “in pericolo di estinzione”.

Le origini di tale etnia e la loro lingua sono oggetto di dibattito. Mentre sono state avanzate varie ipotesi, alcune propongono che gli Ainu siano legati ai mongoli, altri ancora suggeriscono che siano addirittura caucasici. Gli Ainu sono probabilmente un popolo paleo-asiatico isolato senza relazioni dirette, una possibilità che è parzialmente supportata dalla classificazione della loro lingua come “lingua isolata”, il che significa che come il basco non sembra essere correlato a nessun’altra lingua vivente.

Gli aspetti della cultura tradizionale Ainu, che ora sono quasi completamente scomparsi, erano unici: dopo la pubertà, alle donne venivano fatti dei tatuaggi distintivi intorno alla bocca e ai polsi, mentre gli uomini non si rasavano mai dopo una certa età. Entrambi inoltre indossavano dei tipici orecchini. Gli Ainu erano tradizionalmente animisti, credendo che tutte le cose fossero dotate di uno spirito o di un dio (kamuy), una particolarità che li avvicina molto alla religione dominante in Giappone: lo shintoismo. Essi, infatti, in origine vivevano strettamente legati alla natura e i loro mezzi di sussistenza si basavano su caccia, raccolta e pesca.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Oggi, i loro stili di vita sono ampiamente integrati nella società giapponese, ma molti hanno cercato in diversi modi di recuperare la cultura e le tradizioni perdute. Anzitutto, essi continuano ad affrontare l’emarginazione economica e sociale, inclusi il pregiudizio e la discriminazione, che non sono stati sufficientemente affrontati dal governo fino ad ora. Ciò si è verificato, ad esempio, nei casi in cui una persona Ainu ha cercato di sposare un non-Ainu, oltre che in termini di accesso all’istruzione e di assunzioni lavorative. Gli Ainu continuano inoltre a essere fortemente limitati nella loro principale attività di sostentamento: la caccia al salmone, a causa di vari requisiti di autorizzazione che li limitano a distretti di scarsa qualità.

Negli ultimi anni alcuni dipartimenti governativi hanno sviluppato programmi per affrontare questioni particolari per la comunità di Ainu. Il Ministero della previdenza sociale, della sanità e dell’occupazione giapponese, ad esempio, gestisce un servizio di reclutamento e fornisce assistenza finanziaria per aiutare gli Ainu a trovare lavoro. Vi è stata una profonda riluttanza, tuttavia, da parte delle stesse autorità giapponesi a riconoscere loro lo status di popolo indigeno e su questa base ad estenderne maggiormente i diritti e le autonomie. Ciò è in parte dovuto all’errata convinzione che un trattamento diversificato nei loro confronti violerebbe la disposizione sulla parità sancita dalla Costituzione giapponese.

Gli sforzi del governo per preservare e promuovere il patrimonio culturale Ainu hanno provocato un dibattito interno negli ultimi anni. Alcuni accolgono con favore la costruzione dello spazio simbolico per l’armonia etnica a Shiraoi, Hokkaido, mentre altri hanno espresso preoccupazione, rilevando che il progetto si concentra solo sulla mostra, sulla ricerca e sullo studio della storia e della cultura Ainu, ma è necessaria una politica molto più completa, volta a migliorare la loro posizione sociale, la partecipazione politica e la promozione culturale.

Un piccolo ma positivo passo c’è stato nel luglio 2016, attraverso il rimpatrio dei resti umani di molti Ainu nel loro villaggio di origine dall’Università di Hokkaido. Questo è stato il risultato di una causa intentata nel 2012, in cui cinque persone Ainu di Urakawa hanno chiesto all’università di restituire ossa e altri oggetti e di scusarsi ufficialmente. Inoltre, nel gennaio 2017, la Berlin Society of Anthropology, Ethnology and Prehistory ha confermato che i manufatti in suo possesso sono stati derubati da una tomba nel 19° secolo, ritenendo che ciò fosse eticamente inaccettabile, aprendo la strada al primo caso restituzione di reperti e resti umani da parte di un paese straniero. Nel luglio 2017, essa ha dunque consegnato un teschio Ainu ai rappresentanti del governo giapponese in una cerimonia presso l’ambasciata giapponese a Berlino.

Tuttavia il governo giapponese non sembra essere totalmente disposto alla completa accettazione e alla divulgazione delle storie e del folklore indigeno degli Ainu. Questo è dovuto in parte alla mancanza di rappresentanza minoritaria alle prossime Olimpiadi di Tokyo, posticipate al 2021 a causa dell’emergenza Covid-19. Gli organizzatori, infatti, sono tutt’ora al centro di consistenti polemiche per aver eliminato dalla cerimonia di apertura la performance di alcuni membri della minoranza. Ciò ha destato nuovi sospetti e accuse da parte degli Ainu al governo giapponese, i quali erano convinti che la loro storia e la loro cultura avrebbero sicuramente trovato dello spazio per mostrarsi al mondo intero nel corso della cerimonia. Ma così, per un cambio di programma, non è stato. Forse però a causa del Coronavirus, verrà messa mano al programma, per non scontentare più nessuno e far sentire una delle ultime minoranze etniche dell’Asia orientale, più accettata a livello internazionale e, soprattutto, nazionale dagli stessi giapponesi.

Fonti: Studies for Ethnic-National Minorities

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