Le multinazionali del Guatemala continuano a cacciare gli indigeni Maya Q’eqchi nonostante il Coronavirus

Il 13 aprile 2020, le forze di sicurezza private che presumibilmente lavorano per l’Industria Chiquibul, una società agroindustriale dedicata alla raccolta e all’estrazione dell’olio di palma, hanno tentato di sfrattare circa 200 famiglie di contadini indigeni della comunità Maya Q’eqchi dalle loro case nella zona di Tierra Blanca, situata nel dipartimento di Petén (Guatemala).

Uomini, donne, bambini e anziani sono stati tra le vittime di questo violento tentativo di sfratto illegale. Alle 7:30 del mattino, 45 membri di un comando di sicurezza privata sono comparsi nella comunità senza preavviso e senza un ordine del tribunale che autorizza lo sfratto. Nonostante l’uso di armi da fuoco per intimidire i membri della comunità e portarli fuori dalle loro case, in questa occasione la comunità è riuscita a difendersi e a resistere alle forze di sicurezza private. Izáis Tiul Pop, un membro della comunità di 30 anni, è stato gravemente ferito durante il fallito tentativo di sfratto, riferisce la testata internazionale MRG. Otto membri della polizia civile nazionale (PNC) hanno assistito a ciò che è accaduto e non hanno fatto nulla per impedirlo, segnala sempre la testata. Essi erano entrati nell’insediamento di Tierra Blanca autonomamente, per assicurarsi che i residenti si conformassero alle misure di sanità pubblica che il governo del Guatemala ha imposto durante il Covid-19.

Secondo Lara Domínguez, la responsabile dell’area del contenzioso strategico, la mancanza di azioni protettive da parte della polizia civile nazionale è ancora più preoccupante alla luce della pandemia di Covid-19 ed i popoli indigeni, tra le comunità più povere ed emarginate del mondo, sono rese da tale emergenza ancora più vulnerabili. Se questo sfratto fosse stato portato a termine, 200 famiglie indigene sarebbero rimaste senza casa e dunque senza un posto dove ripararsi dal virus.

Questo tentativo di sfratto fa parte di un conflitto di terreni tra compagnie private di olio di palma e membri della comunità Maya Q’eqchi. Per diversi anni, le compagnie petrolifere e di olio di palma che operano nella regione si sono appropriate della terra delle comunità indigene vulnerabili, usando misure oscure, coercitive e talvolta persino illegali. Impoveriti e senza terra per svolgere le loro tradizionali attività di sussistenza, i membri della comunità Maya Q’eqchi sono stati costretti negli anni a lavorare nelle piantagioni di olio di palma che queste aziende hanno stabilito nei loro territori, spesso in condizioni deplorevoli, considerati veri e propri schiavi in casa propria.

Alla luce di queste gravi violazioni dei diritti fondamentali, il governo del Guatemala dovrà richiedere che le autorità competenti svolgano un’indagine approfondita sia sul ruolo dell’Industria Chiquibul in questo tentativo di sfrattare illegalmente le popolazioni indigene, sia sulla mancanza di protezione della comunità da parte della polizia nazionale. Secondo Lara Domínguez: “Il governo dovrà garantire al popolo che i responsabili siano tenuti a rispondere in tribunale delle loro azioni, impedendo così ulteriori sfratti di comunità indigene durante la pandemia di Covid-19 e in futuro”.

Fonti: Minority Rights Group

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