Preoccupa la campagna social di odio religioso contro la minoranza degli Ahmadi in Pakistan

Negli ultimi giorni ha preso piede in Pakistan una pericolosa campagna anti-Ahmadi, molto in voga soprattutto sui principali social media del paese, destando preoccupazione da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. La campagna è iniziata il 29 aprile 2020, dopo che sono emerse notizie non verificate riguardanti la decisione del governo del Pakistan di includere molti membri della comunità degli Ahmadi nella Commissione delle minoranze che intende formare. Da allora, contenuti estremamente forti e pieni d’odio nei confronti di questa pacifica comunità religiosa si sono diffusi a macchia d’olio, prima su Twitter e poi su Facebook.

La comunità Ahmadiyya è stata fondata nel marzo 1889 da Ahmad, colui che secondo i musulmani aderenti a tale confessione sarebbe considerato un secondo profeta, pur sempre meno importante di Muhammad. Secondo Ahmad, gli insegnamenti del Corano e le profezie dei Profeti non devono essere letti fedelmente, bensì considerati nello stesso modo in cui Gesù ha interpretato la Bibbia e ha permesso la creazione dei Vangeli nel Cristianesimo.

Secondo quanto riportato da MRG, il materiale di maggiore preoccupazione risulta essere un tweet postato dal ministro degli affari parlamentari Ali Muhammad Khan nella tarda serata del 29 aprile, in cui sostiene la decapitazione come una forma accettabile di punizione per chi commette reati di blasfemia, riferendosi chiaramente agli Ahmadi. Tuttavia, anche se non fosse così, il tweet contiene in ogni caso un incitamento alla violenza contro le persone, basato sulla discriminazione della loro credenze o fede. Un’affermazione così pericolosa proveniente da un ministro rischia intrinsecamente di accrescere il senso di legittimità tra i sostenitori della linea dura religiosa, affermando indirettamente che il governo sosterrà un atto di uccisione o veri e propri genocidi popolari in nome della religione.

Il tweet del Ministro ha ricevuto 25.000 Mi piace e 3500 Retweet nelle prime 24 ore dalla pubblicazione. Mentre molte risposte al tweet generano ulteriormente l’odio contro la comunità Ahmadiyya, ci sono anche commenti basati sul rispetto religioso, come il rilascio di Asia Bibi, una donna cristiana che era stata precedentemente accusata di blasfemia. Le organizzazioni internazionali temono inoltre che questi commenti possano indirettamente scatenare anche forme di violenza contro la comunità cristiane in Pakistan.

Tutte le società che gestiscono i social media in Pakistan dovrebbero dunque garantire che forme di odio etnico e religioso, così come i discorsi pericolosi vengano rimossi dalle loro piattaforme. Le principali organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno inoltre esortato il governo del Pakistan a negare qualsiasi dichiarazione che minacci la comunità Ahmadiyya e ad attuare immediatamente tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della comunità nel paese, a maggior ragione durante l’emergenza sanitaria del Coronavirus. MRG inoltre ha sollecitato l’adozione di misure adeguate per indagare e sanzionare il Ministro Khan, ai sensi del diritto penale pakistano e/o delle procedure disciplinari parlamentari del paese.

Fonti: MRG

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