Un nemico in casa: il cibo. Il disturbo del comportamento alimentare ai tempi del Coronavirus

Le persone affette da disturbi mentali durante la pandemia che sta riguardando il mondo intero sono state messe da parte. Vengono lasciate a loro stesse, con i propri demoni interiori quasi come se fossero “spazzatura”. Proprio come afferma Simone Cristicchi nella sua canzone Ti regalerò una rosa: “Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura.” Difatti, con la chiusura dei centri di salute mentale territoriali, questi soggetti non hanno più aiuti da parte di persone competenti e si ritrovano con le spalle al muro. Si tratta, appunto, di soggetti fragili che hanno realmente bisogno di medici che si prendano cura di loro dato che molto spesso le famiglie sono assenti o comunque l’aiuto offerto dai genitori non basta. Purtroppo, infatti, non sempre chi è accanto a coloro che soffrono di disturbi mentali riesce ad essere più forte del disturbo stesso. Può essere sicuramente presente nella vita del paziente, cosa molto importante, ma non in tutti casi questo risulta essere sufficiente.

Maledimiele – Film (2010) – MYmovies.it

Ma il vero problema riguarda tutti coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA) come l’anoressia, la bulimia ed il binge eating. Il disturbo del comportamento alimentare si manifesta durante l’adolescenza e molti pazienti devono conviverci per il resto della loro vita. Questa pandemia sta rallentando i processi di guarigione, in quanto molte persone che soffrono di tale disturbo ritrovano dentro casa, ogni giorno, senza avere svaghi, il loro nemico più grande: il cibo. Utilizzano il cibo come valvola di sfogo, per poi contare ogni singola caloria ingerita e ricorrere a metodi disfunzionali per eliminarle, tipici del disturbo. Sono emerse due facce della medaglia durante la quarantena: coloro che cucinano piatti appetitosi postando anche foto sui vari social per passare il tempo e tante altre persone che non riescono neanche a guardare determinate foto poiché provano un forte disagio interiore.

Chi soffre di bulimia, ad esempio, passa l’intera giornata in casa ed ha come pensiero fisso ciò che c’è nella dispensa o nel frigorifero e spesso cede alla tentazione, abbuffandosi, per poi indurirsi il vomito. Non è facile guardarsi allo specchio e vedere la propria immagine deformata; non è facile stare in quarantena con un nemico più grande e forte di te; non è facile resistere alla tentazione del cibo; non è facile combattere da soli. Questa pandemia non può e non deve isolare i soggetti più fragili mettendoli al margine della società come se fossero persone da ignorare. Queste sono persone che hanno bisogno d’aiuto molto più di altre e dovrebbero essere messe al centro di ogni dibattito sociale. Non possono più sentirsi sole ed abbandonate.

Se davvero vogliamo urlare che tutto andrà bene come fanno molte persone urlandolo dal proprio balcone di casa, allora bisogna iniziare ad offrire reti d’aiuto concrete anche a chi soffre una situazione di grave disagio interiore. Solo allora potremo dire: “Andrà tutto bene.”

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