Un popolo da sempre perseguitato: gli Yazidi

Abbastanza raramente sentiamo parlare degli yazidi, molto probabilmente perché questo gruppo etnico non è molto conosciuto, oppure perché spesso noi occidentali non ci preoccupiamo abbastanza di popoli e vicende a noi verosimilmente lontane. Ma chi sono gli yazidi? Dove vivono? Qual è la loro storia?

Dobbiamo partire dal presupposto che gli yazidi sono una minoranza etnico-religiosa di circa 400.000 persone che vivono prevalentemente nel nord ovest dell’Iraq, non lontani dal confine con la Siria. Sono prevalentemente ordinati in tribù ed il loro culto è antichissimo. All’origine di questa religione vi è la predicazione di un mistico sufi vissuto tra l’XI e il XII secolo e la loro lingua proviene dal ceppo curdo. Venerano un solo Dio, ma si distinguono dalle tre principali religioni abramitiche. Purtroppo, non è facile però poter conoscere a fondo questa religione, in quanto gli yazidi sono molto restii nel descrivere il proprio credo a chi non ne fa parte e, a dimostrazione di questo, sta il fatto che non vengono accettate nuove conversioni, ma si può professare tale religione solo per nascita. Anche i matrimoni possono essere stipulati solo tra due fedeli di questo credo, in modo che il nascituro abbia entrambi i genitori yazidi.

Nella religione yazida è quindi presente la figura di Dio, il quale ha creato sette angeli, che rappresentano la manifestazione del bene e del male nel mondo. Vige inoltre l’idea che il creatore abbia costituito sia gli aspetti positivi che quelli negativi, anche se cerca sempre di far prevalere il bene sul male. La figura principale risulta essere Tawus Melek, l’angelo pavone, la cui tradizione sostiene che all’inizio egli si sia ribellato al Potente, per poi pentirsene piangendo per settemila anni. Le sue lacrime di rimorso si dice che spensero le fiamme dell’inferno e per questo fu poi perdonato dal Creatore. Questa storia potrebbe ricordare un personaggio molto noto agli occhi degli occidentali: Lucifero. Anch’esso, come l’angelo pavone degli yazidi, venne allontanato dal regno dei cieli in seguito alla sua ribellione contro il Signore. Spesso, per questo motivo, gli yazidi vengono confusi erroneamente come degli adepti di Satana e più volte nei secoli sono stati perseguitati e uccisi per tale errata motivazione.

Le persecuzioni di questo popolo iniziarono già nel XIV secolo, durante l’epoca ottomana, essendo questi considerati degli apostati e non facendo parte dei popoli delle religioni del libro. Infatti, la religione di questa minoranza riprende culti e usanze differenti: dall’ebraismo all’islam, dal cristianesimo allo zoroastrismo. Una seconda persecuzione avvenne nel 1892, sempre ad opera degli ottomani, ma i genocidi continuarono anche per tutto il XX secolo: nel ‘57, nel ’69 e nel ’75, periodo nel quale il governo turco decise di portare avanti nel tempo una politica discriminatoria nei confronti del popolo yazida. Per arrivare poi nel 1987-88, quando Sadam Hussayn decise di reprimere con il sangue la minoranza yazida in Iraq, ritenendo che fossero apostati. Così, per fuggire da questa persecuzione in molti decisero di spostarsi più a ovest.

Comunità Yazida dei primi del 1900

Solo di recente, gli studiosi hanno stabilito che il numero di tentati genocidi nei loro confronti è salito a 74, di cui l’ultimo in ordine temporale avvenne il 3 Agosto del 2014, giorno in cui iniziò la persecuzione e i terroristi islamici si abbatterono sugli yazidi. Ne furono uccisi dai 2100 ai 4400 e ci furono più di 10.000 deportati, fra questi, in misura maggiore, c’erano donne rese schiave negli harem dei carnefici. La maggior parte dei sopravvissuti sono scappati sulla rocciosa montagna del Sinjar, nell’omonima regione nel nord dell’Iraq, oppure verso Ebril o Dohuk. L’obbiettivo della guida suprema di questo popolo, il principe Hazim Tahsin Beg, è oggi quello di ottenere rappresentanza politica e sostegno economico, oltre a cercare di scoprire dove sono i tremila yazidi rapiti ultimamente, dei quali sono state perse le tracce. Alcuni sono ancora nei campi profughi in Siria, secondo le principali testate giornalistiche precisamente ad Ah-Hol.

Inoltre, sono sempre di più le donne yazidi che testimoniano la loro triste esperienza nel “mercato del sesso”, colpevoli solo di appartenere ad una minoranza etnico-religiosa. Molte di loro, in seguito ai genocidi, vennero vendute come oggetti al miglior offerente, quasi sempre uomini sposati del medio-oriente in cerca di concubine. Molte ragazze raccontano di come venivano picchiate e la loro esperienza è stata tragica. Vennero infatti prese donne e ragazze a partire dai 12 anni, le madri furono separate dai figli e sottoposte ad una visita ginecologica per poter separare quelle sposate, ormai deflorate, dalle vergini, per poi essere vendute al miglior offerente. Esse venivano poi spogliate di tutto, perché molte di loro provavano a togliersi la vita con ogni mezzo, perfino con i veli tradizionali. Alcune sono riuscite a fuggire ed a portarci testimonianza del triste destino delle loro correligionarie, ma la maggior parte sono ancora disperse. Vittime silenziose di questo abominevole genocidio.

Come scrisse lo storico Yves Ternon: “Il genocidio è immorale per essenza. Esso è la conseguenza della logica di uno Stato che crede alla necessità o all’utilità di farvi ricorso”.

Fonti:

Y. Ternon, Lo stato criminale, Milano, 1997

https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/yazidi-a-5-anni-dal-genocidio

https://www.lastampa.it/cultura/2018/10/08/news/chi-sono-e-quanti-sono-gli-yazidi-1.34051010

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