Scontro tra polizia vietnamita e 100 contadini Khmer Krom nell’ultima disputa sulla terra

La settimana scorsa la polizia vietnamita ha avuto scontri a fuoco con circa 100 contadini appartenenti alla minoranza etnica dei Khmer Krom, nella regione del delta del Mekong meridionale, l’ultimo dei tanti sui diritti alla terra nel paese del sud-est asiatico.

Secondo quanto riferito da RFA, alcuni testimoni hanno affermato che 10 agricoltori sono rimasti feriti il ​​5 maggio, mentre la polizia nel distretto di Phu My della provincia di Kien Giang ha confiscato i veicoli di scavo, usando manganelli e gas lacrimogeni e gli agricoltori Khmer Krom hanno potuto reagire solo con verghe e strumenti artigianali. Sarebbe presente anche un video degli scontri, pubblicato su Facebook, in cui si vede documentata la violenza a Giang Thanh, scoppiata quando la polizia ha tentato di rimuovere gli strumenti per la coltivazione della terra appartenenti alla famiglia del contadino Khmer Krom locale, Huynh Van Dat, mentre lui e altri agricoltori stavano operando sul proprio terreno.

Dal canto suo, il governo afferma che la terra in possesso della minoranza fa parte di un’area protetta, ma i Khmer Krom affermano di coltivare le risaie fin dagli anni ’70 senza alcun problema. “Sono venuti e hanno preso i veicoli da scavo delle persone e hanno impedito loro di lavorare. Hanno detto che la gente stava scavando illegalmente su terra statale. Le persone hanno protestato e hanno cercato di impedire loro di prendere lo scavatore”, avrebbe affermato un testimone che ha richiesto l’anonimato per poter esprimere liberamente il proprio pensiero. Secondo il testimone, la polizia ha iniziato a picchiare le persone tra la folla indiscriminatamente, lasciandone a terra 10 con ferite alla testa, braccia e gambe rotte.

Di recente, sembra che la minoranza dei Khmer Krom abbia deciso di coltivare di nuovo su un tratto di terra a loro noto e già sfruttato in passato, ma le autorità locali non appena saputo ciò li hanno informati che la terra fa ora parte di un’area protetta, senza che nessuno di loro sapesse nulla. Un rapporto del 2018 di una ONG incentrato sui diritti delle minoranze etniche internazionali, afferma che i Khmer Krom, gruppo etnico cambogiano residente in Vietnam, affrontano “una repressione duratura, alimentata dagli interessi economici nella regione, dalle differenze religiose con il governo nazionale e dalla paura di vedere emergere una forza politica divergente e influente contro di loro nel paese.” L’Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati ha inoltre affermato che “Queste campagne di assimilazione contro di loro si verificano per lo più su base giornaliera, basate sulla repressione religiosa e sulle severe restrizioni delle loro libertà individuali e collettive. Le autorità non tengono conto delle norme religiose dei Khmer Krom, poiché non esitano a perseguitare coloro che considerano minacce, soprattutto i propri portavoce religiosi. Più concretamente, le autorità possono usare la violenza per reprimere le proteste o i tentativi di sensibilizzare sulla loro causa e possono arrestare monaci e attivisti senza alcun preavviso né processo e condannarli”. Nel 2013 inoltre, secondo Human Rights Watch (HRW), i Khmer Krom hanno dovuto affrontare gravi restrizioni alla libertà di espressione, riunione, associazione, informazione e movimento in Vietnam.

Il governo vietnamita ha vietato le pubblicazioni sui diritti umani nei confronti dei Khmer Krom e controlla ancora strettamente la pratica del buddismo Theravada praticata dal gruppo minoritario. Nel 2007, il governo vietnamita ha represso le proteste di oltre 200 monaci buddisti Khmer nel Suc Trang, i quali chiedevano allo stato il riconoscimento della libertà religiosa e una maggiore educazione in lingua khmer. Da allora, nulla è cambiato in Vietnam per loro.

Fonti: RFA

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