Usa approva l’Uyghur Human Rights Policy Act contro il PCC e prepara il Tibetan Policy and Support Act

Giovedì 15 maggio 2020, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato un disegno di legge per sanzionare i funzionari del governo cinese, responsabili dei campi di lavoro forzato nella regione dello Xinjiang, dove sono stati arrestati con la forza fino a 2 milioni di musulmani uiguri. Si tratta dell’ultimissima mossa in ordine temporale del Congresso per rafforzare la posizione degli Stati Uniti nei confronti della Cina.

La legislazione, intitolata Uyghur Human Rights Policy Act del 2020, condanna il Partito comunista cinese per i campi di detenzione e raccomanda una risposta più severa alle violazioni dei diritti umani subite da uiguri, kazaki e altre minoranze musulmane nella regione. Se messo in atto, il presidente Donald Trump avrebbe 180 giorni per presentare una relazione al Congresso che identifichi i funzionari cinesi e qualsiasi altra persona responsabile delle torture; delle detenzioni prolungate senza accuse e processo; del rapimento; del trattamento crudele, disumano o degradante nei confronti dei gruppi minoritari musulmani; e per respingere al mittente le flagranti smentite del “diritto alla vita, alla libertà o alla sicurezza delle persone” nello Xinjiang. Il disegno di legge richiederebbe inoltre al Dipartimento di Stato di mettere insieme un rapporto sulle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, includendo stime di quante persone siano confinate nei campi e informazioni sui trattamenti che devono affrontare. Il Dipartimento di Stato attualmente dettaglia gli abusi nei suoi rapporti annuali sui diritti umani e sulla libertà religiosa internazionale, consultando inoltre le diverse documentazioni fotografiche, satellitari e le testimonianze sul posto da parte di abitanti, informatori anonimi e giornalisti.

La particolarità di proposta di legge in funzione anti-cinese consiste in un avvenimento mai accaduto prima d’ora: si tratta nella forma della composizione della stessa coalizione americana, marcatamente bipartisan e composta da oltre 50 senatori repubblicani e democratici, introdotta dal senatore repubblicano Marco Rubio della Florida e dal senatore Bob Menendez, uno dei massimi esponenti democratici del Comitato per le relazioni estere del Senato. E dunque un importante primo passo verso una risposta politica più completa e unita da parte di tutti gli Stati Uniti.

12 Novembre 2018, manifestazione a favore del popolo Uiguro davanti alla Casa Bianca, Usa [Fonti: Shafik Mandhai/Al Jazeera]

La più grande organizzazione uigura al mondo, il World Uyghur Congress (WUC), ha dichiarato su Twitter che tale passaggio “dà una grande speranza a tutti noi” e ha esortato la Camera dei rappresentanti ad agire rapidamente in merito. I membri dell’Assemblea hanno approvato in modo schiacciante una versione modificata del disegno di legge lo scorso dicembre, con un voto di 407-1. I senatori speravano di approvare la legislazione entro la fine del 2019, ma i repubblicani hanno contestato alcune delle disposizioni che la Camera aveva aggiunto alla misura. La questione è stata inoltre sospesa durante la procedura di impeachment nei confronti del presidente Trump. L’Assemblea dovrà votare nuovamente sulla legislazione ora che il Senato ha approvato la sua versione definitiva.

Nelle osservazioni ufficiali della scorsa settimana, il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell ha collegato il movimento del Senato sulla legislazione alla pandemia di coronavirus, affermando che gli Stati Uniti “faranno domande difficili sulle evidenti relazioni con il Partito comunista cinese”, affermando inoltre che si aspetta che il passaggio al Senato del disegno di legge sui diritti umani uiguri porti “maggiore attenzione alla difficile situazione di questa minoranza maltrattata”.

Un’altra questione è stata posta inoltre dagli stessi Usa di recente: Il Tibetan Policy and Support Act. La legislazione, introdotta sempre da una doppia delegazione: i due senatori Rubio e Ben Cardin, un democratico del Maryland, afferma la volontà americana affinché la successione dei leader buddisti tibetani, incluso un futuro 15° Dalai Lama, venga lasciata esclusivamente alla comunità buddista tibetana, senza interferenza da parte del governo cinese. Una volta approvata in commissione, la misura sarà in grado di passare all’esame completo. Secondo la legislazione, se i funzionari cinesi interferissero nel processo di selezione dei leader buddisti tibetani, sarebbero soggetti a sanzioni ai sensi del Global Magnitsky Act, un disegno di legge basato sul caso dell’assassinio del commercialista russo Magnitsky, che si applicherebbe a livello globale e autorizzerebbe il governo degli Stati Uniti a sanzionare tutti gli Stati trasgressori dei diritti umani, congelando i loro beni e vietando loro di entrare negli Stati Uniti. La misura prevede anche la creazione di un nuovo consolato americano a Lhasa, la capitale della regione autonoma del Tibet.

Anche i legislatori alla Camera hanno approvato un disegno di legge simile lo scorso gennaio e, pur essendoci delle piccole differenze tra le misure della Camera e del Senato, bisognerà ripresentare e in seguito votare il disegno di legge al Senato una volta approvato prima che possa diventare legge. Una volta fatto ciò, gli Usa avrebbero dalla propria parte la documentazione necessaria per attaccare obiettivamente il Partito comunista cinese, il quale sarà sottoposto a ispezioni da parte dell’ONU e dei rispettivi rappresentanti per i diritti umani e, conseguentemente, a multe e/o sanzioni ancora oggi impossibili da ipotizzare.

Fonti: UNPO.org

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