Secondo il PCC il Panchen Lama è vivo ed è felice di lavorare ed essere un cittadino cinese

Il buddismo tibetano è la religione dominante nel paese tibetano, un luogo senza sbocco sul mare, delimitato su tre dei suoi quattro lati dallo stato cinese e a sud dalle invalicabili montagne dell’Himalaya. Ma proprio la vetta più alta della più grande catena montuosa al mondo, il Monte Everest, è stata la culla del più grande leader e figura spirituale tibetana, compreso il quattordicesimo e attuale Dalai Lama. Il rapporto di amore e devozione tra lui ed i tibetani si interruppe però nel 1959, quando a seguito della brutale repressione dell’insurrezione nazionale tibetana a Lhasa da parte delle truppe cinesi, il Dalai Lama fu costretto a fuggire in esilio nel nord dell’India, dove tuttora vive e svolge i suoi compiti all’età di 84 anni.

La seconda autorità spirituale per rango nella scuola religiosa buddista di Gelug è il Panchen Lama, che svolge un ruolo importante nello studio dei testi religiosi e nel processo attraverso cui viene scelto ogni nuovo Dalai Lama. Il Panchen Lama prende poi il nome dal Dalai Lama con l’aiuto di esperti lama tibetani addestrati a leggere le abilità ed i segni delle diverse figure a loro sottoposte. Il 14 maggio 1995, l’allora 59enne Dalai Lama nominò Gedhun Choekyi Nyima, un bambino di 6 anni, come undicesimo Panchen Lama. Tre giorni dopo il ragazzo e la sua famiglia furono rapiti dalle autorità cinesi. Affermando che il Panchen Lama, una persona reincarnata con un particolare misticismo, possa essere scelta solo attraverso un processo religioso di estrazione da un’urna d’oro, la Cina ha selezionato di sua scelta un altro ragazzo di nome Gyaltsen Norbu per assumere il suo ruolo, usando lo stesso metodo dell’urna d’oro.

Molti esperti ritengono che l’ormai trentenne Panchen Lama trascorra la maggior parte del suo tempo a Pechino come personaggio politico sotto il controllo e la protezione di Pechino, il quale non condividerà mai la fama e l’importanza mondiale del Dalai Lama. Il venticinquesimo anniversario della nomina del giovane ragazzo rapito come Panchen Lama ha portato a numerose pressioni da parte delle autorità tibetane in esilio dalla Cina affinché venisse rivelato dove si trovi chi è considerato il vero Panchen Lama. Il parlamento tibetano in esilio nell’India settentrionale, noto come Kashag, ha rilasciato di recente una nuova dichiarazione in cui si afferma che: “Il rapimento da parte della Cina del Panchen Lama e la negazione forzata della sua identità religiosa, così come il diritto alla pratica nel suo monastero non sono solo una violazione della libertà religiosa, ma anche una grave violazione dei diritti umani a livello internazionale”. Anche gli Stati Uniti hanno rilasciato in tempi recenti una dichiarazione su tale argomento, proveniente dal Segretario di Stato Mike Pompeo, in cui si invitava la Cina a “rendere immediatamente pubblico il luogo in cui si trova il Panchen Lama e a sostenere la propria costituzione e gli impegni internazionali per promuovere la libertà religiosa per tutte le persone”.

Ultimamente però, un nuovo spiraglio si è aperto sulla controversa questione, diventata ormai argomento di dibattiti internazionali. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha rilasciato un’intervista in cui egli afferma che: “Gedhun Choekyi Nyima ha ricevuto un’istruzione obbligatoria gratuita da bambino, ha superato l’esame di ammissione all’università e ora ha trovato anche lavoro”. Zhao ha riferito inoltre che né il trentunenne né la sua famiglia desiderano essere disturbati nella loro vita privata, non fornendo però ulteriori dettagli sulla famiglia e sul loro luogo di residenza.

Ma ciò che spesso dimentica la Cina, secondo molti esperti di diritto internazionale, è che qui non si parla di una questione privata: si è trattato anzitutto di un rapimento di stato e, secondariamente, è in gioco il futuro del buddismo tibetano, il quale ha ancora un forte legame sulla popolazione della regione himalayana. Proprio per tale motivo, si tratta anche di una questione politica, in quanto secondo le leggi tibetane è proprio il Panchen Lama che avrà un ruolo di primissima importanza nella scelta del sostituto per l’attuale Dalai Lama, che di anni ne ha ormai 84. Secondo Free Tibet, un’organizzazione non governativa senza scopo di lucro che mira alla liberazione pacifica del Tibet, il governo cinese sta imponendo il suo controllo attraverso la minaccia e la violenza e questo è solo uno dei tanti atti per destabilizzare la regione, cancellare la cultura e la religione tibetana, per imporre uno stato laico e dittatoriale, incentrato sulla figura del partito unico al potere. E dunque, in una società completamente distinta da quella cinese, indipendente per secoli e dipendente esclusivamente dalla propria religione, che si configura come unica al mondo, quale è il modo migliore per esercitare un maggiore controllo sulla regione, se non attraverso l’imposizione di un “Panchen Lama cinese” scelto ad hoc e indottrinato fin dalla sua infanzia?

Fonti: IBTimes

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