Le proteste scoppiate negli Stati Uniti in seguito alla morte di George Floyd

Negli ultimi giorni dal altra parte dell’oceano sono avvenuti alcuni eventi che ci portano a riflettere sul razzismo e sulle proteste che seguono. Al centro di questi eventi ci sono gli afroamericani, che più volte nel corso dei secoli sono stati sfruttati e discriminati. Si potrebbe dire che tutto ebbe inizio qualche secolo fa, precisamente nel 1619, quando la prima nave carica di venti uomini neri, diventati presto schiavi, sbarcò in America del Nord nello stato della Virginia, dal quel momento avviò l’utilizzo della manodopera degli schiavi neri, mentre questa pratica era invece già in uso nella spagnola America del sud. Così si diffuse questo fenomeno in America, la conseguenza fu che molti uomini ebbero una vita di sofferenze, in quanto sia le condizioni di lavoro che quelle di vita erano pessime. La maggior parte lavorava nelle grandi piantagioni, soprattutto di cotone e di tabacco, con sorveglianti che non si facevano scrupoli a punire in modo violento chi non adempiva ai propri compiti nel modo ritenuto idoneo. La situazione migliorò sicuramente in seguito alla guerra civile, così nel 1865 venne abolita la schiavitù, però questo evento, anche se rivoluzionario e fondamentale per la vita degli afroamericani, non portò necessariamente a un minor razzismo da parte degli uomini bianchi, molti dei quali continuavano a vedere i loro compatrioti neri come inferiori.

Il 25 maggio scorso nella città di Minneapolis viene assassinato da un agente di polizia George Perry Floyd, uomo afroamericano di 46 anni. Viene soffocato dal poliziotto che lo teneva a terra bloccandogli il collo con il ginocchio in seguito all’accusa di aver utilizzato una banconota contraffatta. Questo triste evento ha dato il via ad una serie di proteste, che nei primi giorni si sono rivelate molto animose, obbligando i governatori a imporre un coprifuoco, per poi placarsi nei giorni successivi diventando delle vere e proprie proteste non violente. Dai manifestanti è stato scelto un numero: 8 minuti e 46 secondi. Si tratta del tempo in cui Floyd è rimasto in terra mentre veniva soffocato, così in molti ed in molte città degli stati uniti le persone si ritrovano in un luogo scelto anticipatamente per sdraiarsi tutti insieme a terra a faccia in giù, con il fine di ricordare il compatriota assassinato e l’obbiettivo di protestare in modo che non accada nuovamente. Quello che viene richiesto principalmente dai protestanti è il rispetto, indifferentemente dal colore della propria pelle, infatti i veri e propri protagonisti di questi nuovi movimenti nati nei giorni scorsi sono principalmente gli afroamericani. Vogliono denunciare l’odio razziale che spesso ancora oggi persiste in molti ambiti tra cui in quello delle forze dell’ordine. Ma questo messaggio evidentemente non è arrivato in quanto in questi giorni di protesta la polizia ha spesso risposto ai manifestanti più accesi con lacrimogeni e armi con munizioni in gomma, ferendoli più volte. E’ anche vero che talvolta anche i manifestanti sono stati violenti ferendo polizia e militari, i quali sono stati mobilitati in numero maggiore rispetto alla situazione ordinaria con l’obbiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini.

Ma dov’è il limite tra il dovere di mantenere l’ordine e il potere di abusare di questo compito? Spesso negli Stati Uniti le forze dell’ordine oltrepassano questo limite, abusano di questo potere, sicuramente questo è incitato anche dalla paura come conseguenza al fatto che negli USA ci sono più armi da fuoco che persone e le sparatorie sono all’ordine del giorno. Ognuno purché maggiorenne può comprare un’arma da fuoco, ormai questa situazione è talmente radicata della tradizione degli Stati Uniti che qualsiasi politico che nel passato abbia provato a cambiare la legge che riguarda la libera circolazione delle armi è stato sempre contrastato dalla lobby delle armi da fuoco.

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