L’Africa sceglie la nuova valuta ECO, addio al Franco CFA?

Tempo di lettura: 5 min.

Il franco CFA scomparirà dall’Africa occidentale molto presto. Il 21 dicembre del 2019, il presidente ivoriano Alassane Ouattara, ha infatti dichiarato che: “con un accordo con gli altri capi di stato UEMOA, abbiamo deciso di riformare il franco CFA”. Gli otto paesi che usano il franco CFA adotteranno una nuova valuta che si chiamerà Eco. Questa eco di otto paesi diventerà quindi il nucleo centrale della futura ECOWAS, ovvero la Comunità Economica dell’Africa Occidentale rinnovata. Ma in cosa consiste? E soprattutto, cosa cambierà rispetto al franco CFA?

CHE COS’È L’ECO?

Per ECO si intende la nuova moneta dell’Africa Occidentale che verrà presto adottata da almeno 8 stati, per lo più ex colonie francesi (salvo il Ghana e il Togo), che utilizzano ad oggi il franco CFA, stampato ancora in Francia. Si tratta però, secondo molti esperti, di un semplice cambio di nome, poiché nella sostanza le implicazioni economiche rimarranno le stesse. L’Istituto monetario dell’Africa Occidentale (WAMI) ha stabilito dieci criteri che ogni stato che chieda l’ammissione all’Eco debba necessariamente soddisfare per poter aderire alla valuta unica. Questi criteri sono suddivisi in quattro “primari” e in sei “secondari”. Fino all’anno fiscale 2011, solo lo stato del Ghana è stato in grado di soddisfare tutti i criteri principali.

Solo il 29 giugno del 2019 però, i leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) hanno adottato formalmente il nome di “Eco” per il loro progetto di moneta unica, che avrebbero desiderato creare a partire dal 2020. Pochi giorni dopo, l’11 luglio del 2019, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che il delicato tema del futuro del franco CFA debba essere discusso in modo pacifico, ma i paesi dell’Africa occidentale hanno confermato più volte la loro intenzione di avere una moneta comune, slegata dagli interessi francesi.

“Questo è un argomento che dobbiamo essere in grado di aprire e che abbiamo deciso di aprire insieme ai nostri partner africani, in modo pacifico, senza culto dei simboli, senza tabù o totem. Sono affezionato al fatto che ci sia un successo per l’integrazione regionale dell’ECOWAS”, ha dichiarato Emmanuel Macron alla fine di un dibattito all’Eliseo con circa 400 rappresentanti delle diaspore africane in Francia, a cui ha partecipato anche il presidente ghanese Nana Akufo-Addo.

Eco, la pubblicità in Africa per la nuova valuta Ecowas.
Pubblicità dell’Eco (valuta)

CHE COS’È IL FRANCO CFA?

Il franco CFA (Franco delle Colonie Francesi) è stato creato il 26 dicembre 1945 con un decreto del generale francese de Gaulle, per tutti i paesi coloniali sottoposti alla Francia. Il nome, che cambiò in “franco della Comunità Francese dell’Africa” nel 1958, in seguito alla decolonizzazione, oggi indica due sistemi finanziari diversi: il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa (XOF) nel caso dell’UEMOA ed il franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa Centrale (XAF) per il CEMAC .L’esistenza di nomi distinti evidenzia la divisione della zona in due macro-aree: la prima ha come istituto di emissione la BCEAO (Banque centrale des États de l’Afrique de l’Ouest), la seconda la BEAC (Banque des États de l’Afrique centrale); le rispettive valute non sono intercambiabili. L’adesione al franco CFA inizialmente fu di tipo volontaria e non vincolante e così alcuni stati hanno optato per l’uscita dall’area a fine di dotarsi di una propria moneta nel tempo, come il Mali, la Guinea, il Madagascar e la Mauritania negli anni 60 e 70, senza grande successo. Altri stati, invece, hanno deciso di aderirvi pur non essendo ex colonie francesi.

Per molti economisti e politici africani, si tratta di una moneta ispirata al metodo hitleriano nel periodo in cui la Francia era occupata dalla Germania nazista e si usava appunto una moneta nazista a scopo di sfruttamento economico e commerciale. Il franco CFA resta infatti ancora oggi una moneta “coloniale” francese, stampata a Chamalières, in Francia ed è l’unico sistema monetario di tipo coloniale ancora in funzione nel mondo. Inoltre, poiché questa valuta è stata ancorata all’euro, i paesi africani sono pertanto registrati nella 2a divisione della zona euro. In quanto tale, il franco CFA non beneficia di alcuna assistenza da parte della Banca centrale europea (BCE).

Per tale motivo, nel tempo è maturata l’esigenza sempre più pressante per l’adozione di una nuova valuta esclusivamente africana e stampata in Africa, dal momento che l’opinione di molti stati sul franco CFA è diventata assai critica, visto come un sistema che arricchisce solo la Francia, trasferendo sistematicamente monete estere (dollari, euro, yen) solo al Tesoro francese. Oltre 12 miliardi di euro dalle banche centrali africane vengono infatti archiviati nel Tesoro francese, poiché viene stampata lì. Ciò significa che i paesi africani hanno accesso solo al 15% del loro denaro, che viene gestito solo dalla Francia. Essa, collocherebbe poi questo denaro in investimenti finanziari succosi, generando un notevole interesse. 14 stati africani continuano pagare un debito coloniale alla Francia, che deterrebbe così le riserve nazionali di tali paesi fin dal 1961: di 8 paesi dell’Africa ovest e 6 dell’Africa centrale.

Ogni qualvolta lo Stato francese presta denaro a un paese africano, lo fa nell’interesse generato da questo resoconto di operazioni. Ironia della sorte lo stato francese chiede ai paesi africani di ripagarlo in seguito. Secondo molti storici ed esperti di scienza politica, i leader africani che rifiutano di pagare tale debito spesso vengono uccisi o sono rimaste vittime di colpi di stato nella storia: ne sono esempio Silvanus Olimpio del Togo, Thomas Sankara del Burkina Faso, Modibo Keita del Mali, Cabral della Guinea Bissau, per aver finanziato la propria moneta unica in Africa. A questo proposito, si riesce a comprendere l’importanza della citazione dell’ex Primo Ministro Jacques Chirac che affermò: “Senza l’Africa la Francia scivolerebbe a livello di una potenza del terzo mondo”. Anche lo stesso François Mitterand si rese conto dell’importanza del sistema monetario francese del franco CFA: “Senza l’Africa la Francia non avrà storia nel 21mo secolo”.

Stati che adottano ancora il Franco CFA: africa occidentale in verde e africa centrale in rosso. Francia.
In Verde gli stati appartenenti al Franco CFA dell’Africa Occidentale; in Rosso gli stati del Franco CFA dell’Africa Centrale

COSA ACCADRÀ CON LA NUOVA VALUTA?

Il 17 febbraio 2020 è stata pubblicata l’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa, otto paesi) e la sua prevista estensione all’intera Comunità economica degli Stati africani (Cedeao, 15 paesi). La prima conclusione ipotizzabile è che la parità con l’euro verrà mantenuta e la garanzia illimitata di convertibilità da parte della Francia manterrà la fiducia nella nuova valuta. Questa garanzia ha contribuito a contenere l’inflazione dal 2000 al 2019 con una media del 2% nella regione gestita dall’Uemoa, contro quasi il 10% del Cedeao e circa il 16% nell’Africa subsahariana. Inoltre, un altro aspetto da considerare sarà che per i paesi che la adotteranno, non sarà più necessario detenere almeno il 50% delle proprie riserve auree nelle casse del Tesoro francese, né sarà più indispensabile la presenza di un rappresentante di Parigi nel team finanziario che la amministra. Un passo in avanti per la formale indipendenza monetaria dei paesi dell’ex franco CFA. Tuttavia, questi aspetti non hanno contribuito ad accontentare i più scettici, come la Nigeria ed il Ghana. Secondo i nuovi accordi con la Francia, la moneta non sarà del tutto svincolata da Parigi e continuerà ad essere stampata in Francia.

Cambiare tutto per non cambiare niente, dunque? Staremo a vedere. Indubbiamente, la nuova moneta africana aiuterà a rilanciare il commercio e la produzione di beni primari per molti paesi, che vedranno una parziale autonomia rispetto al precedente periodo, tuttavia, la presenza francese non verrà totalmente debellata a livello economico e, considerando anche le mire strategiche cinesi sempre maggiori nel corso del tempo nel continente africano, è impossibile affermare che con questa mossa gran parte dei problemi di intromissione nel “continente nero” verranno risolti. Purtroppo dunque, la conquista dell’Africa non è mai terminata e le nuove nazioni imperialiste (Cina, Stati Arabi, Iran e Russia in primis) continuano a fare breccia nei cuori degli svariati governanti africani, convincendoli a fidarsi di loro, ottenendo in cambio di ampie concessioni territoriali, sempre più beni preziosi per l’arricchimento personale.

Fonti: The Africa Report, Startmag

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