Più di 10.000 persone sfollate dall’esercito del Myanmar, nel silenzio dell’ex premio Nobel ora al potere

Tempo di lettura: 4 min.

I conflitti etnici in Birmania non accennano a diminuire e l’esercito torna all’attacco. Secondo quanto annunciato dalle autorità locali, i militari del Myanmar hanno ordinato ad una serie di villaggi che ospitano circa 10.000 persone di abbandonare le proprie abitazioni in modo forzato, al fine di poter inseguire i combattenti ribelli nello stato del Rakhine.

L’EPISODIO

I militari birmani, facenti capo (paradossalmente) all’ex premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, hanno ordinato a tutti i residenti delle 17 comunità che vivono nella zona di Kyauktan di lasciare le loro case per “operazioni di sgombero” contro l’Arakan Arakan (AA) nel comune di Rathedaung, che costituisce il centro di molti combattimenti, secondo quanto riferito dalla testata RFA.

Si tratta a tutti gli effetti di un drammatico ordine di rimozione forzata in un conflitto che ha provocato lo sfollamento di 160.000 civili, arrivato quando i residenti dei tre villaggi vicino allo storico complesso dei templi buddisti di Mrauk-U nel Rakhine, hanno confermato che le truppe del Myanmar avevano iniziato ad occupare gli antichi templi. Le loro testimonianze, sempre più marcatamente contrarie e scontente nei confronti dei militari, contraddicono le recenti smentite dell’esercito secondo cui i soldati del governo non sarebbero penetrati nei siti religiosi.

Si tratterebbe dunque, di una vasta operazione militare nel celebre paesaggio dell’architettura buddista a Mrauk-U, l’antica capitale del regno di Arakan dal 1430 al 1780, che potrebbe per la prima volta creare delle vere e proprie ostilità tra il popolo Rakhine (in cui sono presenti una grande quantità di buddhisti nazionalisti, nemici tradizionali delle comunità musulmane e dell’Arakan Army) e lo stato birmano. L’AA afferma dal canto suo che il proprio gruppo perseguitato sta combattendo il governo centrale per una maggiore autonomia dallo stato dei propri gruppi minoritari, mai riconosciuta in circa 70 anni di indipendenza formale della Birmania.

Mappa delle zone di guerra del Myanmar/Birmania dal 1995 ad oggi
Mappa delle zone di guerra del Myanmar/Birmania dal 1995 ad oggi

LE TESTIMONIANZE

A dare l’avviso ai cittadini di Rathedaung, sarebbe stato infatti il ministro per gli affari di frontiera e la sicurezza dello stato del Rakhine, che avrebbe chiesto a tutti i residenti di sgomberare le proprie abitazioni in modo che le forze del Myanmar possano iniziare un’operazione di guerriglia: “Ciò renderà la vita delle persone più sicura.” ha annunciato, al termine della propria comunicazione, lo stesso ministro.

I militari infatti, avrebbero ricevuto informazioni sul fatto che le truppe dell’AA stavano operando nella zona di Kyauktan e nelle aree vicine. Inoltre, lo stesso ministro avrebbe avvertito tutti i residenti a non ospitare i ribelli nelle loro case, consigliando loro di lasciare l’area per evitare di diventare vittime. L’ordine però, non ha elencato una durata per l’operazione e ciò complica ulteriormente le vite dei poveri abitanti dei villaggi sfollati.

Un funzionario amministrativo del villaggio, che non ha voluto essere nominato per paura della sua incolumità, ha stimato che sono circa 10.000 i membri della comunità rakhine ad essere stati sfollati.

Un residente di Kyauktan che ha rifiutato di fornire il suo nome per motivi di sicurezza durante un’intervista a RFA, ha affermato di temere che lui e altri abitanti del villaggio non sarebbero stati in grado di tornare alle loro case in modo permanente perché i militari non includevano un periodo di tempo nell’ordine di abbandono delle proprie dimore, temendo per la propria salute e per l’incolumità della propria casa: “Penso che i militari trasformeranno le nostre case in un campo di battaglia”, ha infatti detto. “Non sappiamo per quanto tempo durerà la loro operazione o in che modo condurranno questa operazione. Ed inoltre siamo anche preoccupati che essi possano bruciare le nostre case”.

Altri abitanti dei villaggi locali hanno affermato di temere che i soldati possano confiscare arbitrariamente o distruggere le loro proprietà, compresi sacchi di riso in deposito, attrezzature agricole e bestiame.

UNA SITUAZIONE PARADOSSALE

L’ordine di abbandono delle ultime settimane peggiora dunque ulteriormente la situazione attuale per gli abitanti locali della regione del Rakhine, in Myanmar/Birmania, i quali non sono stati in grado di arare i loro campi o procacciarsi cibo a causa dei combattimenti tra le due forze armate che non vedono la fine, le quali imperversano nel nord del Rakhine fino dall’inizio del 2019 in maniera continuativa.

Ora, sempre più persone sono costrette a lasciare le loro comunità durante la stagione dei monsoni annuale e ad unirsi ai ranghi di altri 160.000 civili sfollati che vivono nei templi buddisti e nei campi gestiti dallo stato. Il silenzio dell’ex premio nobel alla guida del paese comincia ad essere assordante, nonostante gli ormai innumerevoli richiami, multe e cause internazionali da parte dell’ONU, della Corte di Giustizia e delle principali organizzazioni non governative, che seguono ormai da anni con apprensione la delicata situazione del paese dai mille templi…

Fonti: RFA

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