Serbia e Kosovo sempre al centro dei Balcani, dopo la vittoria di Vučić e le accuse a Thaçi salta l’incontro con Trump

Tempo di lettura: 3 min.

Situazione sempre più caotica nei Balcani Occidentali, dove Serbia e Kosovo tornano protagonisti dell’agenda internazionale. Loro malgrado visto che l’unico aspetto ad accomunare i due paesi sembra essere il pessimo stato di salute delle proprie istituzioni.

LA VICENDA

Entrambe sono accusate infatti di essere delle democrazie zoppe: se la prima viene definita ibrida secondo un report della ONG americana Freedom House con poco spazio per le opposizioni, la seconda è invece una democrazia mancata con un mix di malaffare, instabilità e corruzione che riguarderebbe tutte le istituzioni statali.
Se Belgrado piange Pristina non ride
Ne è riprova il risultato delle elezioni dello scorso giugno. Il trionfo del Partito Progressista Serbo ( SNS) del presidente della Repubblica Vucic è stato offuscato da un’affluenza bassissima, al di sotto del 50%, e dal boicottaggio di quasi tutte le opposizioni.


Numeri alla mano, sui 250 seggi disponibili, Vučić ed i suoi alleati del Partito Socialista guadagnano la maggioranza assoluta con 191 e 32 deputati contro gli 11 dell’ Alleanza Patriottica Serba di Aleksandar Šapić, unico rappresentante dell’opposizione ad aver superato la soglia di sbarramento. I restanti 16 sono da spartire invece tra le formazioni delle varie minoranze etniche, ultimo lascito della Jugoslavia.


Non va meglio in Kosovo, dove dietro la scusa della gestione dell’emergenza Coronavirus si è consumata negli ultimi mesi una crisi istituzionale senza precedenti: gli attriti tra il presidente Thaçi ed il primo ministro Albin Kurti hanno portato prima al voto di sfiducia, poi allo stallo e quindi ad un ribaltone parlamentare con tanto di chiamata in causa della Corte Costituzionale. Risultato? Sesto governo in appena dodici anni dalla dichiarazione di indipendenza ed una nuova alleanza tra la Lega Democratica del Kosovo ( LDK), già alleata di Kurti che grida allo scandalo, e l’Alleanza per il Futuro ( AAK).

Il presidente Vučić alla parata per la Vittoria a Mosca lo scorso 24 giugno. L’evento è stato spostato posticipato dal tradizionale 9 maggio per via della pandemia da Coronavirus e celebra ogni anno la Vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Il Presidente serbo ha partecipato come ospite nell’ottica della sua politica di bilanciamento tra est ed ovest.
Fonte: http://www.kremlin.ru

L’AJA E TRUMP

Ad un contesto del genere si aggiunge la decisione del Tribunale Speciale per il Kosovo di mettere in stato di accusa per crimini di guerra proprio il presidente Thaçi ed altri esponenti di spicco della classe dirigente di Pristina. Tutti membri dell’ Esercito di Liberazione del Kosovo ( UÇK) cui verrebbero addebitati un centinaio di omicidi contro oppositori politici nel corso della Guerra del Kosovo (‘98/’99): vittime non solo serbi ma anche albanesi ed esponenti di altre minoranze.


Le ripercussioni non si sono fatte certo aspettare: una volta appresa la notizia Thaçi, che era in volo verso Washington per partecipare ad un bilaterale con Vučić sulla ripresa del dialogo tra i due paesi, ha preferito tornare indietro. Una tavola rotonda, questa, fortemente voluta da Trump desideroso di esibire un successo in politica estera. Al centro, secondo indiscrezioni, uno scambio di territori tra le due Repubbliche come primo passo di una normalizzazione dei rapporti.

OGGI COME IERI I BALCANI AL CENTRO DELLA DIPLOMAZIA

Ma sono numerosi gli osservatori a concordare sul fatto che l’accordo sia già stato raggiunto, servirebbe solo del tempo per preparare le rispettive opinioni pubbliche,  e che, soprattutto, se questo dovesse mai vedere la luce il rischio è quello di una recrudescenza delle violenze. Come dimostra infatti tutto il fenomeno della dissoluzione della ex Jugoslavia, pensiamo al piano Vance Owen in Bosnia, tratteggiare linee di confine sulle carte geografiche è un gioco molto pericoloso.


I Balcani si ritrovano quindi al centro di una sottile guerra per sfere di influenza. È come è scontato che sia chi può cerca di giocarsela al meglio: se gli Stati Uniti sono tornati prepotentemente nella regione con l’arrivo dell’inviato speciale Richard Grennell, Vučić non ha avuto problemi a flirtare con Pechino durante tutta la pandemia per partecipare quindi ad un tour tra Mosca e Bruxelles prima dell’incontro sfumato a Washington.


Una normalizzazione dell’area è necessaria, ma viene da chiedersi a che prezzo e con quali attori.

Fonti:

Freedom House

Endangered Peoples: Kosovo, una crisi infinita

Ansa: Il presidente del Kosovo accusato di crimini di guerra

Euronews: Serbia alle urne, tv pubblica: vittoria schiacciante del partito di Vucic

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