Dal Dodecaneso ad Atene, la crisi greca dei migranti continua senza sosta

Tempo di lettura: 4 min

Dopo un annuncio del governo greco migliaia di rifugiati sono stati costretti a lasciare i centri di accoglienza posti sulle isole al confine tra Grecia e Turchia, riversandosi in massa ad Atene; molti di questi cercano ora riparo tra le strade della capitale.

LE NUOVE DISPOSIZIONI DEL GOVERNO GRECO

migranti in arrivo a Lesbo in Grecia.
Migranti in arrivo alle coste dell’isola di Lesbo, Grecia, 2015.

Dopo le tensioni di inizio anno con la Turchia, causate dal tentativo di Erdogan di venir meno agli accordi raggiunti con l’UE il 18 marzo 2016, nelle ultime settimane la già catastrofica crisi umanitaria che imperversa in Grecia ha raggiunto dimensioni ancora più grandi; già intorno alla fine di maggio il governo ellenico aveva comunicato come migliaia di rifugiati, ottenuto tale status, avrebbero dovuto lasciare i centri di accoglienza su isole quali Samos e Lesvos per far posto a nuovi richiedenti asilo ed evitare quindi una congestione totale di questi centri (situazione che tra l’altro è già possibile riscontrare, ad esempio nel centro di Moria, a Lesvos). Dal primo di giugno sono quindi cominciati gli spostamenti e gli sfratti, che continuano a susseguirsi giorno per giorno e porteranno un totale di 20.000 persone a dover lasciare i centri insulari senza alcun tipo di sicurezza economica. Inoltre, una nuova disposizione del governo greco entrata in vigore nel marzo di quest’anno ha drasticamente diminuito il cosiddetto periodo di grazia, che intercorre tra il momento in cui vitto e alloggio vengono forniti dal governo greco nei centri appositi e il momento in cui invece un rifugiato deve lasciare questi centri e diventare indipendente: questo periodo era infatti di 6 mesi ed è oggi stato ridotto a soli 30 giorni.

Chiaramente, queste disposizioni che il governo greco sta mettendo in atto sono un chiaro segnale dell’impossibilità di continuare a gestire la situazione migranti da parte delle strutture e delle istituzioni coinvolte, come dimostrano chiaramente anche i numeri che, se messi in relazione con la situazione socio-economica greca, sono spaventosi:

  • In Grecia ci sono oggi circa 50.000 rifugiati, di cui più di 11.000 sono ancora bloccati nelle isole del Dodecaneso, dove ogni giorno arrivano richiedenti asilo;
  • Quest’anno, fino al 28 giugno, le coste greche hanno visto arrivare 10.348 migranti, di cui 8.000 circa via mare, principalmente da Afghanistan, Siria, Congo, Iraq e Palestina;
  • A partire dal 2015, quasi un milione e mezzo di persone è arrivata sulle sponde greche in cerca di aiuto; molti di essi sono poi rimasti letteralmente intrappolati in Grecia a causa di una redistribuzione non totalmente adeguata.

LA SITUAZIONE DAL DODECANESO AD ATENE

Moria campo profughi fotografia 2017.
Fotografia del campo di Moria, 2017.

Bastano quindi questi pochi dati a far capire come la situazione sulle coste greche sia di nuovo divenuta praticamente ingestibile; un paese che tra la crisi economica non ancora terminata e la sua posizione strategica tra le acque del Mediterraneo sembra essere costretto a pagare il prezzo più alto per gli avvenimenti dell’ultimo decennio che hanno interessato l’Europa in maniera diretta. Sulle isole del Dodecaneso, la cui popolazione in alcuni casi è quasi identica al numero dei migranti presenti, il malcontento dei residenti ha raggiunto livelli altissimi e purtroppo atti di violenza si sono registrati nei confronti di migranti, volontari e rappresentanti delle istituzioni. I centri stessi sono sovraffollati e durante il periodo più buio della pandemia sono in molti ad aver denunciato il rischio di una vera e propria ecatombe, per fortuna evitata, qualora un focolaio si fosse accesso all’interno di una di queste strutture dove le condizioni igieniche sono disastrose.

Se la situazione risulta dunque essere tragica nelle isole, nella penisola le cose non cambiano poi molto, soprattutto durante i fatti degli ultimi giorni: durante il mese di giugno, i migliaia di rifugiati che hanno dovuto abbandonare i centri si sono riversati ad Atene, dove altre strutture dovrebbero essere pronte ad accogliere coloro i quali sono ancora nel “periodo di grazia”. C’è però purtroppo una differenza sostanziale tra la capacità di queste strutture e il numero di nuovi arrivi nella capitale, cosa che porta molti di essi a cercare riparo un po’ ovunque, soprattutto nelle piazze centrali della città, come piazza Victoria e piazza Omonoia. A questi si aggiungono poi coloro i quali hanno ormai terminato il loro periodo di grazia e sono quindi impossibilitati a rimanere nei centri di accoglienza (pena l’arresto e possibile deportazione) e devono provare a integrarsi nella fragile società greca per ricominciare a badare a loro stessi.

Foto di piazza Victoria 2020, fonte: https://www.aa.com.tr/en/europe/greek-asylum-law-blatant-attack-on-eu-humanitarianism/1897247
Fotografia di Piazza Victoria, una delle principali piazze ateniesi, che oggi ospita centinaia di migranti.

UNA SITUAZIONE TRAGICA E UN FUTURO INCERTO

A peggiorare la situazione già di per sé catastrofica è poi il rapporto molto teso che la Grecia intrattiene ancora oggi con la vicina Turchia: dopo il caso dello scorso febbraio ed un’emergenza umanitaria sulle rive del fiume Evros rientrata anche a causa dello scoppio della pandemia di coronavirus, la situazione al confine rimane ancora molto instabile. Per questo motivo, il 24 di giugno l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell, insieme al ministro degli esteri greco Nikos Dendias, ha visitato la base militare di Kastanies, al confine greco-turco. Borrell ha qui incontrato alcuni funzionari della polizia greca e della FRONTEX, oltre ad aver affermanto come sicuramente è “nelle intenzioni dell’Unione Europea la ricerca di un dialogo e il mantenimento di buoni rapporti tra la Grecia e la Turchia”, ma come allo stesso tempo “i confini greci siano anche quelli dell’Unione Europea”. Lo stesso Borrell ha poi fatto tappa ad Atene dove ha incontrato il Primo Ministro greco Kiryiakos Mitsotakis e il ministro della difesa Nikos Panagiotopoulos per parlare della situazione migranti e di una possibile seconda ondata nella regione dell’Evros, dopo che Erdogan ha reiterato in questi giorni come i confini turchi rimangano aperti per i migranti in cerca di una via per l’Europa.

Foto presidente Turchia Recep Tayyip Erdoğan
Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Un aiuto importante per la situazione greca, infine, è stato inviato da parte della Danimarca, che ha deciso di aiutare la Grecia con 3 milioni di euro da investire nella costruzione di centri e nell’integrazione di minori richiedenti asilo non accompagnati. Una piccola luce di speranza, quindi, che si è accessa nel buio pesto di un vero e proprio inferno che sembra peggiorare ogni giorno di più, rischiando di riportare indietro il calendario fino a quel terribile 2015, dove approdarono sulle coste greche più di 850.000 migranti; sebbene i numeri siano oggi diversi, la situazione rimane tragica e ad oggi senza una vera e propria soluzione concreta.

FONTI: Ekathimerini, The Guardian, unhcr.org, rescue.org

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