La sterilizzazione forzata delle donne uigure in Cina: un genocidio impunito

Tempo di lettura: 4 Min.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive principalmente nella regione del Xinjiang, nel nord-ovest della Repubblica Popolare Cinese. All’interno del paese il governo tenta da anni di reprimere, con l’obbiettivo di annientare, questa minoranza accusandola di estremismo e terrorismo, procedendo quindi con l’incarcerazione di massa. I detenuti sono costretti a mostrare la loro lealtà al Partito Comunista Cinese e ricusare la loro fede islamica.

LA COMPLESSA QUESTIONE UIGURA

Le stime ci dicono che dal 2017 a oggi più di un 1.8 milioni di uiguri sono stati prelevati delle proprie case e spediti in “Centri di rieducazione”, così denominati per legge che in realtà non sono altro che una facciata per indicare dei veri e propri campi di concentramento contemporanei, che si presentano dai satelliti come edifici scolastici e fattorie, contornati però da muri di filo spinato e torri-sentinella. Qui le autorità riducono questo spicchio di popolazione a lavori forzati e li sottopongono a svariate torture ed esperimenti; parliamo della più grande operazione T4 dai tempi della shoah. Recentemente, una delle ultime denunce, arrivata tramite il canale Tik Tok di un’adolescente statunitense, ha creato scalpore in tutto il mondo aprendo un’ulteriore parentesi oscura della storia cinese.

LA STERILIZZAZIONE FORZATA

Il governo ha ben pensato di estirpare il problema alla radice sottoponendo le donne di etnia uigura alla sterilizzazione forzata. Varie donne superstiti testimoniano che la procedura prevede l’assimilazione, tramite iniezione o bevendo, di un cocktail di droghe sconosciute e un liquido che portano queste ultime a una perdita di sensi temporanea e allo stopparsi permanente delle mestruazioni, realizzando così la sterilizzazione e nel peggiore dei casi inducendole alla morte. Questa è la punta dell’iceberg del processo di “sinicizzazione” voluto dal Segretario Generale XI Jinping, volto a reprime qualsiasi religione e proponendo provvedimenti per riportare l’ateismo di Stato al centro della vita sociale cinese.

La Cina, con un barbaro coraggio, risponde a qualsiasi accusa insabbiando la questione e smentendo qualsiasi capo d’imputazione. Questa strategia col tempo sarà destinata a collassare di fronte alle sempre più pesanti e silenziose opposizioni interne.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Massi Tosto ha detto:

    Una cosa seria , i paesi occidentali si girano dall’altra parte come fanno spesso in questi casi

    "Mi piace"

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