Moldavia: Il più povero paese europeo alle prese tra europeismo e forze filorusse

Tempo di lettura: 3 Min.

Dopo la caduta del governo guidato da Maia Sandu, che ha lasciato il passo alla coalizione di Chicu, il futuro del piccolo paese ai confini dell’Europa Orientale resta tutt’oggi quantomai incerto.

TRA I PIÙ POVERI D’EUROPA

La Moldavia è un paese poverissimo, il più povero d’Europa. Il reddito mensile medio netto è di poco superiore ai 250 e la crescita del Paese è rallentata dalla corruzione diffusa e da un apparato politico debole. A partire dal 2000 l’economia della Moldavia ha cominciato a svilupparsi; la spinta dei consumi interni è fondamentalmente data dalle rimesse che gli emigrati inviano. La Moldavia si colloca tra due centri di attrazione, UE e Russia. Gli abitanti parlano prevalentemente romeno, ma anche russo e ucraino. Un paese che, negli anni, ha cercato di accostarsi all’UE e alla Russia.

LE RECENTI ELEZIONI

Fino a giugno 2019, il Presidente della Moldavia era Vladimir Plahotniuc, potente oligarca accusato di corruzione e al centro di molti scandali. Le elezioni parlamentari svoltesi il 24 febbraio 2019 non hanno eletto un vincitore. Al primo posto il PSDM, partito dei socialisti di Moldavia, capeggiato dal presidente della Repubblica Igor Dodon, e al secondo posto la coalizione ACUM, guidata da Maia Sandu. Terza forza politica il PDM, partito democratico di Moldavia. Il PSDM, filorusso, non ha i numeri per governare in autonomia; stesso discorso per ACUM, partito europeista e anticorruzione.

A sorpresa i socialisti filorussi di Igor Dodon e i filoeuropeisti di ACUM si uniscono creando un’alleanza storica, così, l’unione tra ACUM e Socialisti lascia sorpresi gli osservatori, in quanto i rispettivi leader Dodon e Sandu sono sempre stati in forte contrasto. Lo scopo dell’alleanza è, quindi, quello di portare a termine le riforme e lasciare fuori dal contesto politico l’uscente. L’anima filorussa e quella europeista si sono unite, decidendo di costituire insieme un governo per liberare la nazione da anni di corruzione e malgoverno. In realtà è stato uno sviluppo inatteso, in quanto Dodon e Sandu si sfidarono alle elezioni presidenziali del 2016. Il contesto politico quindi cambia; ACUM e i Socialisti formano una maggioranza attraverso la quale raggiungono 61 parlamentari su 100, lasciando fuori dal governo il PDM.

Mappa della Moldavia, tra Ucraina e Romania

GLI ESITI

Sandu è nominata prima ministra, Dodon diviene presidente. La leader del Partito Comunista viene eletta presidente del Parlamento. La Corte Costituzionale considerò nulle le nomine in quanto illegittime; infatti la scadenza massima per la formazione del governo sarebbe stata il 7 giugno, mentre l’alleanza viene ratificata il giorno seguente. Per i giudici costituzionali l’esecutivo ha «sforato» il tempo massimo ed è, di conseguenza, incostituzionale. Ne deriva l’annullamento del decreto di nomina, con la destituzione di Dodon e la definizione di nuove elezioni a settembre. Pochi giorni dopo la stessa Corte Costituzionale ritorna sui suoi passi, ricollocando Dodon alla presidenza e riconoscendo la legittimità del governo guidato dalla Sandu. Scongiurate le elezioni anticipate, per il presidente Dodon quello della Corte Costituzionale è un tentativo di far conservare il potere al Partito Democratico, facendo riferimento alla probabile contiguità tra i giudici della Corte e l’uscente Plahotniuc.

Ma gli scenari si sono riaperti; a novembre del 2019 il governo guidato dalla Sandu è stato sfiduciato, definendo la fine dell’alleanza russo-occidentale.

Di: Salvatore Severino

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