El Salvador: tra problemi sociali e diritti negati

Tempo di lettura 3 Min.

La storia di Manuel, un bambino costretto a fuggire da El Salvador a causa dei diritti negati da parte del proprio stato d’origine. Ad oggi, nonostante la promulgazione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo il 23 febbraio del 1923 dalla Società delle Nazioni, i diritti dei fanciulli nel mondo sono ancora lontani dall’essere tutelati.

EL SALVADOR E I DIRITTI DEI FANCIULLI

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo è un documento redatto a Ginevra il 23 febbraio 1923 dalla Società delle Nazioni in seguito alle conseguenze prodotte dalla Prima Guerra Mondiale sui bambini. Tale dichiarazione, venne adottata dall’Assemblea Generale della Società delle Nazioni nel 1924. In sintesi il Governo e i genitori devono fare quello che è meglio per tutelare il benessere del bambino. Certo questa tutela non è stata applicata durante la seconda guerra mondiale e continua a non essere rispettata oggi negli oltre trenta paesi in stato di guerra e neppure nei paesi dichiarati i più pericolosi nel mondo.

“Se l’uso della forza non è la strada giusta in questo momento, allora quando lo è?”

Sono le parole del vice presidente di El Salvador, parole con cui giustifica l’azione di un governo che invece di difendere, reprime. Nel 2019 la media di omicidi commessi era di 130 ogni 100.000 abitanti, per la maggior parte rimasti impuniti. Il Presidente Bukele sminuisce il ruolo dell’esercito nella crisi in corso pur cautelandosi da ogni reazione dell’opposizione con la presenza di militari al suo fianco.

Quale può essere in tale contesto il clima sociale in cui vivono i cittadini? La conseguenza di un governo che usa la violenza per controllare la delinquenza ed accetta la corruzione come mediazione negli affari pubblici è la paura e la perdita della libertà, per tutti, anche per chi è ancora bambino.

IL DIRITTO DI CRESCERE: LA TESTIMONIANZA DI MANUEL

Manuel ha 10 anni e descrive così la sua vita: “Mi vida en El Salvador fue algo arriesgada ya que desde pequeño no podía salir de casa porque yo vivía en una colonia donde Vivián pandilleros y era peligroso para mi salir….”

La parola che ritorna continuamente è “peligroso”: pericoloso, perché pericoloso è uscire di casa, pericoloso è andare dalla nonna, pericoloso è recarsi a scuola, nella sua città ogni quartiere è controllato da bande rivali, che hanno il solo obiettivo di guadagni facili e con la violenza ottengono tangenti da operai, artigiani, impiegati. Non si limitano alle minacce, uccidono chi si ribella a questo sistema corrotto.

Manuel ha conosciuto questa violenza: “Mi papá me fue a dejar a la casa de mi mamá de noche y cuando ya había entrado a la casa mi papá iba saliendo de la colonia y un pandillero se le acercó y le dijo: -oye tu vete de aquí si te encontramos una vez más aquí te mataremos – mi papá: ok, ok ya no volveré”.

Il padre viene minacciato di morte per aver superato il confine immaginario di un quartiere vicino, Manuel assiste a questo, sente le terribili minacce e per giorni non vede suo padre. La paura, la paura condiziona i rapporti, il lavoro, gli studi, soprattutto invade i normali processi di crescita e impedisce una normale vita sociale. Per questo Manuel, come altri bambini, un giorno lascia la sua famiglia e con suo padre viene in Italia, per affrontare il viaggio usano i risparmi destinati ai suoi studi. Per la prima volta sale su un aereo con un biglietto di sola andata. Non conosce la lingua, non ha gli amici con cui è cresciuto ma atterra in un paese libero.

VIVERE IN UN PAESE LIBERO

Dopo alcuni mesi dall’arrivo in Italia, inizia il lockdown per il pericolo pandemia, la scuola si ferma e ancora una volta Manuel non può uscire di casa, eppure questa limitazione della vita sociale non è per lui così terribile perché può stare con suo padre e un virus lo spaventa meno della voce sentita quella notte in San Salvador, la voce della violenza che poteva togliere la vita a suo padre.

Quando riapriranno le scuole potrà andarvi in bicicletta, spostarsi con i mezzi pubblici e farsi nuovi amici. Manuel sta bene in Italia, la paura non si presenta al risveglio, ogni mattina, ora lui spera in nuove opportunità di studio e attende con ansia il giorno in cui riabbraccerà sua madre, rimasta in El Salvador, e si accontenta di ciò che ha perché è libero.

“Me gusta mucho aquí porque se tengo más oportunidades que en El Salvador muchas más carreras que estudiar y podría traer a mi mamá a Italia y me siento feliz por todo lo bueno que me pasa”, l’ espressione con cui chiude il suo breve racconto è “Mi piace qui perché ho più opportunità che in El Salvador, potrò studiare e farmi un futuro, e aspetto che arrivi anche mia mamma in Italia, mi sento felice per tutto quello che ho”.

Perché una Dichiarazione scritta quasi 100 anni fa, per molti bambini continua ad essere solo un sogno scritto sulla carta? Perché nel 2020 un bambino deve fuggire dal suo Paese per poter crescere? Perché i bambini quando stanno male prima piangono e poi tacciono, ed il silenzio si sa, non è ascoltato.

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