L’India agevola l’entrata per le minoranze Indù e Sikh: concessi visti ai richiedenti asilo

Tempo di lettura: 3 Min.

Il governo indiano ha di recente abbattuto i confini decidendo di accogliere le minoranze religiose Indù e Sikh che fuggono dall’Afghanistan a causa del conflitto infinito che da anni devasta il paese nel cuore dell’Asia. La decisione è stata presa dalle autorità in seguito al salvataggio del leader delle due comunità, Nidan Singh Sachdeva, dopo il rapimento da parte dei terroristi.

MOTIVO DI PREOCCUPAZIONE

Dopo la truce guerra civile afghana tra le milizie islamiche il paese, annientato, passò nelle mani dei fondamentalisti Talebani alle cui spalle vi era il supporto di Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Stati Uniti; quest’ultimi ,successivamente, rimpiansero di aver aiutato e sostenuto  gli “studenti armati”, i quali instaurarono un mostruoso regime di terrore, osteggiato dall’Alleanza del Nord, e decisero inoltre di offrire accoglienza a niente poco di meno che a Osama Bin Laden. Con l’arrivo delle truppe statunitensi, ingaggiate per la guerra del Golfo, il leader del neo-gruppo di Al-Qaeda voltò le spalle ai suoi ex alleati dichiarando una sorta di “Guerra Santa” contro gli invasori americani. In seguito agli attentati delle ambasciate USA in Tanzania e Kenya, l’allora tycoon Clinton fece bombardare i campi di Al-Qaeda basati in Afghanistan, sottoponendo il paese a una condanna di embargo internazionale.

Questo fu solo un anticipo di ciò che accadde nel 2001: in quel 11/09 furono distrutte le famose “Twin Towers”, i grattacieli simbolo del motore economico americano. Posteriormente all’attentato e al rifiuto da parte dei Talebani di consegnare il terrorista, Bush jr ordinò e diede inizio all’operazione “Enduring Freedom” in cui, concedendo un ingente aiuto logistico-militare, le forze armate dell’Alleanza del Nord riuscirono a riconquistare la capitale Kabul. Dopo alcuni mesi di offensive e contrattacchi i Talebani ed il loro esponente di punta si rifugiarono in Pakistan (egli rimarrà lì nascosto fino al blitz che ha condotto della sua uccisione nel 2011).

Oggi i fondamentalisti islamici controllano gran parte del paese e l’aiuto da parte delle truppe NATO, dapprima ben accetto, ora si è tramutato in motivo di polemiche perché considerato la causa del prolungarsi di questo conflitto infinito.

INDÙ E SIKH

I fedeli indù e sikh afghani sono concentrati per lo più nella capitale del paese, spesso condividono i luoghi di culto ed insieme sono collegialmente noti come Hindki. Da sempre, nel territorio afghano, vi è stata un’intensa attenzione nel dividere le comunità “non islamiche” e quelle musulmane, iniziando a spargere i semi della discriminazione che oggi raccogliamo, con tanto di targhette gialle da applicare sulle giacche.

La violenza nei confronti di queste minoranze ha indotto ad una lesta decimazione della popolazione. Molti, seguendo il proprio istinto di autoconservazione, hanno deciso di migrare verso la vicina India, Stati Uniti e Germania.

Il governo indiano ha intensificato il contatto con le autorità afghane dall’episodio del 25 Marzo in cui un centro di preghiera a Kabul è stato oggetto di un attentato terroristico che conta 30 morti e, successivamente, il rapimento di un noto esponente delle comunità (Nidan Singh Sachdeva).

VIAGGIO INCERTO

Si lotta costantemente per garantire protezione, benessere e dignità a queste minoranze reduci da decadi di conflitti. L’ elefantico paese ha approvato lo scorso anno il “ Citizenship Amendment Act” (CAA) con lo scopo di concedere benefici a sei minoranze etnico-religiose promettendo visti prioritari, residenze a lungo termine e perfino la cittadinanza indiana; ma se da un lato si scappa da guerra e discriminazioni, dall’altro si va verso un futuro titubante fatto di povertà in un contesto fragile dovuto dalla pandemia.

Fonti: Hindustrialtime, Nytimes, Tnews

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