L’arresto e il rilascio di Jimmy Lai, il magnate pro-democrazia di Hong Kong

Tempo di Lettura: 4 Min.

La polizia di Hong Kong ha arrestato questo lunedì nella propria abitazione il magnate dei media Jimmy Lai e ha contemporaneamente fatto irruzione negli uffici del suo giornale più famoso. Ma cosa significa tutto ciò? Si tratta, al momento, dell’arresto dell’esponente di più alto profilo tra gli attivisti per la democrazia della città, dopo il via libera della legge sulla sicurezza nazionale che ha alimentato le tensioni tra Cina e Stati Uniti.

LA VICENDA

Jimmy Lai, magnate di Hong Kong, con all’attivo un patrimonio di più di 2 miliardi di dollari, è stato ammanettato e portato via dagli agenti dalla propria casa questo lunedì mattina. Quando un giornalista ha chiesto a Lai il suo punto di vista sull’arresto, lui ha risposto velocemente: “Che punto di vista devo avere? Vogliono arrestarmi”.

Apple Daily, il più grande giornale pro-democrazia di Hong Kong che fa capo alla rete multimediale di Lai, chiamata Next Digital Ltd., ha riferito che quasi 200 agenti sono entrati nei suoi uffici nella stessa giornata del suo arresto.

La mossa è stata accolta con critiche soprattutto dagli Usa e dal Regno Unito, che ha restituito Hong Kong al controllo cinese nel 1997. “Siamo profondamente preoccupati per l’arresto di Jimmy Lai e altre sei persone a Hong Kong”, ha detto il portavoce del primo ministro britannico Boris Johnson, James Slack.

Jimmy Lai in una foto di qualche anno fa ad Hong Kong. Wikimedia Commons
Jimmy Lai in una foto di qualche anno fa ad Hong Kong. Wikimedia Commons

GLI ARRESTI

La polizia ha riferito che 10 persone sono state arrestate perché sospettate di presunte “violazioni” della legislazione sulla sicurezza. Un portavoce dell’Ufficio cinese per gli affari di Hong Kong e Macao ha sostenuto l’arresto e ha confermato in una dichiarazione ai media che Lai starebbe lavorando con potenze straniere per mettere seriamente in pericolo la sicurezza nazionale cinese.

La lista delle persone arrestate include Lai, i suoi figli Ian e Timothy, l’amministratore delegato di Next Digital Cheung Kim Hung, il direttore operativo e il direttore finanziario Royston Chow Tat Kuen e l’amministratore delegato di Next Animation Studio, Kith Ng, secondo quanto riferito dalla polizia sul posto.

Inoltre, il South China Morning Post ha riferito che il libero professionista di ITV Wilson Li Chung-chak, un ex membro del gruppo di attivisti di Hong Kong, è stato arrestato per collusione straniera insieme ad Andy Li, un membro di un gruppo di monitoraggio delle elezioni.

“La polizia ha portato via circa 25 scatole di prove per le indagini preliminari” ha riferito Li Kwai-wah, alto sovrintendente del dipartimento di sicurezza nazionale delle forze di polizia, affermando inoltre che il piano in cui si trovano tutti gli uffici è stato perquisito da cima a fondo.

UN NUOVO AVVERTIMENTO AGLI USA

Lunedì, la Cina ha risposto con alcune sanzioni contro 11 importanti esponenti americani, tra cui i senatori Marco Rubio, Ted Cruz ed il presidente dell’organizzazione Human Rights Watch Kenneth Roth.

“L’arresto riflette che il governo della HKSAR non è stato intimidito dalle sanzioni statunitensi, che in realtà stanno spingendo i funzionari di Hong Kong più verso Pechino”, ha twittato Hu Xijin, redattore capo del Global Times, gestito ovviamente dal Partito comunista cinese.

Gli Stati Uniti avevano infatti reagito con forza dopo che Hong Kong aveva vietato a una dozzina di legislatori pro-democrazia di fare campagna elettorale, ritardando inoltre di un anno le elezioni legislative previste per questo settembre.

Ufficio redazionale di Apple Daily, Hong Kong. Wikimedia Commons
Ufficio redazionale di Apple Daily, Hong Kong. Wikimedia Commons

LE ULTIME DICHIARAZIONI DI LAI

“Siamo un faro per l’idea di libertà e democrazia”, ​​aveva detto in precedenza Lai al principale media americano, Bloomberg Businessweek e, in un articolo di maggio per il New York Times, ha avvertito dell’impatto devastante che la legge sulla sicurezza di Hong Kong avrebbe avuto sulla sua città.

“Ogni frase, ogni parola comporterà il rischio di una potenziale punizione – ha scritto – e quando si tratta di libertà di parola, questa legge rimodellerà Hong Kong in modo che diventi come il resto della Cina”.

Non è la prima volta che Lai viene arrestato dal Partito. Egli fu arrestato a febbraio scorso, con l’accusa di aver partecipato a un’assemblea illegale nel 2019 e di aver intimidito un giornalista due anni prima. Il tutto si risolse con la concessione della libertà su cauzione. Pochi mesi dopo è stato convocato nuovamente in tribunale per aver contribuito a incitare una veglia in occasione dell’anniversario del 4 giugno del massacro di Tiananmen.

Non si conosce allo stato attuale il vero movente per l’ultimo arresto di Lai, ma una cosa è certa, gli arresti e il raid in redazione costituiscono un attacco diretto alla libertà di stampa di Hong Kong e, come precisa il Gruppo dei corrispondenti esteri di Hong Kong: “essi segnano una nuova ed oscura fase nell’erosione della reputazione globale della città ad opera del Partito comunista cinese”.

IL RILASCIO

Secondo quanto affermato dall’agenzia giornalistica Ansa, pochi minuti fa, il magnate sarebbe stato da poco tempo rilasciato, insieme ad alcuni collaboratori ed attivisti, tra cui Agnes Chow, 23 anni, in prima linea durante le battaglie studentesche a favore dell’autodeterminazione di Hong Kong al fianco di Joshua Wong. Entrambi sono stati rilasciati su cauzione, ma le accuse di collaborazionismo con potenze straniere continuano a pendere sulle loro teste, in attesa di capire nuovi e inimmaginabili sviluppi legislativi.

Fonti: Bloomberg, Ny Times, Ansa

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