Il Pakistan del 4%, tra leggi scritte e realtà quotidiana

Tempo di Lettura: 5 Min.

La situazione in Pakistan continua ad essere tragica: conversioni forzate, attacchi a luoghi di culto, omicidi dal movente religioso e scarsa rappresentanza politica rendono il giovane Stato asiatico uno dei paesi più pericolosi al mondo per le minoranze etniche e religiose.

CENNI STORICI

“Siete liberi, liberi di andare nei vostri templi, nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto nello stato del Pakistan. Siete liberi di appartenere a qualsiasi culto, credo o casta che non abbia a che fare con l’interesse dello Stato”. Furono queste le parole che Muhammad Ali Jinnah, padre fondatore del moderno Pakistan, pronunciò in un discorso alla nazione (all’epoca comprendente anche l’attuale Bangladesh) poco dopo l’indipendenza conquistata. Due anni dopo, nel 1949, l’allora Assemblea Costituente del Pakistan accettò la risoluzione passata alla storia come Objectives Resolution, che affermava di fatto come lo Stato si sarebbe dovuto basare su principi e modelli dell’Islam democratico.

Muhammad Ali Jinnah, padre fondatore del Pakistan, in compagnia della moglie.
Muhammad Ali Jinnah, padre fondatore del Pakistan, in compagnia della moglie.

Spostandoci di altri due anni, nel 1951, la popolazione del Pakistan si presentava con una maggioranza musulmana dell’80% (figlia anche di diversi flussi migratori) e un restante 20% appartenente a culti diversi. Tale percentuale andrà però a decrescere sempre di più nel corso dei decenni, arrivando fino alla situazione odierna; quasi settant’anni dopo infatti le cose in Pakistan sono molto diverse. Diventato il sesto Stato al mondo per popolazione, con più di 230 milioni di abitanti, il Pakistan è oggi costituito al 96% circa da una popolazione di fede islamica, mentre è anche la casa di cristiani, indù, ahmadi, hazari, sikh e buddhisti, che in totale rappresentano dunque circa solo il 4% della popolazione.

LA SITUAZIONE ODIERNA

Per questo misero 4%, rappresentante le minoranze etnico-religiose che oggi abitano il Pakistan, la vita di tutti i giorni è diventata ormai un incubo. Human Rights Watch ritiene infatti il Pakistan il settimo paese più pericoloso al mondo per le proprie minoranze, mentre Minority Rights lo posiziona al nono posto. Nonostante siano formalmente protetti e messi sullo stesso piano dei musulmani da parte della legge, gli esponenti di tali minoranze subiscono soprusi e discriminazioni su diversi livelli:

Adepto del Sikhismo di fronte al Nankana Sahib, tempio più importante della religione sikh.
Adepto del Sikhismo di fronte al Nankana Sahib, tempio più importante della religione sikh.
  • Secondo la Commissione per i Diritti Umani del Pakistan (HRCP), ogni anno ci sono circa mille casi di donne (più di 20 al mese di sola fede Indù), soprattutto minorenni, prima rapite e poi costrette a convertirsi all’Islam tramite il matrimonio forzato. Ultimo a livello cronologico ad aver attirato l’attenzione dei media internazionali è il caso di Maria Shahbazz, quattordicenne di fede cristiana che ad aprile di quest’anno è stata rapita e costretta con la forza a convertirsi all’Islam sposando un importante uomo musulmano; nonostante le proteste dei familiari, l’Alta Corte di Lahore ha poi stabilito come Maria debba rimanere con il suo rapitore ed “essere una buona moglie“, giudicando la sua conversione completamente volontaria.
  • Attacchi terroristici a luoghi di culto e rapimenti sono purtroppo ricorrenti: il Pakistan è ancora flagellato dalla presenza dell’ISIS e dei Talebani (che a volte controllano interi distretti) che operano su scala nazionale. Una delle minoranze etniche più colpite è quella degli hazara sciiti di Quetta, di cui vengono spesso vandalizzati i luoghi di culto e di cui più di 500 membri sono stati uccisi dal 2012 ad oggi. Sebbene l’attuale Primo Ministro Imran Khan abbia più volte ribadito come attacchi alle minoranze non siano da tollerare e siano da punire fortemente, dall’inizio del suo mandato nel 2018 ci sono stati 7 attacchi a quartieri o luoghi di culto dedicati alle minoranze, centinaia di rapimenti (soprattutto nella provincia del Sindh) e almeno 31 persone sono state uccise durante gli attacchi.
  • Oltre ad attacchi terroristici mirati sono numerosi anche gli attacchi verbali (in strada e online), gli omicidi dal movente religioso o razziale e gli attacchi vandalici di singoli o piccoli gruppi nei confronti delle minoranze; emblematici i casi di Saleem Masih, ventiduenne cristiano pestato a morte il febbraio di quest’anno per aver utilizzato un pozzo dedicato ai soli cittadini musulmani, e Tahir Ahmed Naseem, cittadino americano (di origine pakistana) ucciso il 29 luglio di quest’anno, mentre era in Pakistan durante un processo per blasfemia, da un estremista islamico.
  • Una delle casistiche peggiori riguarda proprio i processi per blasfemia, per il quale la pena può variare da una semplice multa fino alla pena di morte. Molto spesso, le accuse per blasfemia sono utilizzate come “regolatrici di conti” a livello personale o a scopo di vendetta nei confronti di esponenti delle minoranze. Negli ultimi anni, tali accuse spesso infondate si sono moltiplicate (circa 30 solo durante il governo Khan), portando a processi non sempre corretti e imparziali. Un caso passato alla storia è quello di Asia Bibi, contadina di fede cristiana accusata di blasfemia in seguito ad un futile diverbio sul luogo di lavoro con alcune colleghe; arrestata nel 2009 e condannata alla pena di morte, il caso riscosse grande attenzione internazionale, portando alla sua scarcerazione ed accoglienza in Canada dopo 10 anni di soprusi e violenze fisiche e psicologiche nei suoi confronti.
  • Da un punto di vista politico e istituzionale le minoranze hanno una rappresentanza che è pressoché pari a zero: nel maggio di quest’anno è stata creata una Commissione Nazionale per le minoranze nella quale paradossalmente non tutti hanno dei propri esponenti, come per esempio gli ahmadi, la terza minoranza più numerosa del Pakistan. Il già citato HRCP, nel suo lungo report annuale riferito al 2019, ha inoltre sottolineato che un’altra istituzione come la Commissione Nazionale per i Diritti Umani (NCHR) in Pakistan sia del tutto disfunzionale ed inefficiente, ribadendo la necessità di dover fare di più per la protezione delle minoranze.
  • Infine, un’altra situazione paradossale si è venuta a creare nell’ambito educativo, denunciata anch’essa dal HRCP: sebbene la legge stabilisca come sia vietato l’insegnamento dei precetti islamici ad alunn* esponenti di altre religioni e/o etnie, l’approvato Single National Curriculum (reperibile facilmente in rete) ha stabilito un modello educativo standard a livello nazionale, includendo tra i punti focali anche l’insegnamento del Corano.

LE SCELTE DEL GOVERNO

Il Pakistan è dunque un paese dove le minoranze etnico-religiose sono oggi difese e tutelate sulla carta grazie a diverse leggi del codice civile e penale, ma allo stesso tempo minacciate e abusate a livello pratico nella vita di tutti i giorni. Come scritto anche in precedenza, l’attuale premier Imran Khan, fondatore ed esponente del movimento nazionalista Tehreek-e-Insaf (Movimento per la Giustizia del Pakistan), in coro con il presidente della Repubblica Arif Alvi ha sempre ribadito la sua vicinanza alle minoranze e la necessità di un pugno duro contro chi attacca quest’ultime. A dimostrazione di ciò, l’attuale governo pakistano si sta impegnando per la restaurazione e restituzione di diversi luoghi di culto finiti in disuso o distrutti nel corso degli anni, come ad esempio diversi templi (gurdwara) restituiti ai sikh. Il progresso più importante sotto questo punto di vista resta l’apertura del “corridio di Kartarpur”, vale a dire un tragitto che collega l’India con il il Kartarpur Sahib, in Punjab, dove il fondatore del Sikhismo ha passato i suoi ultimi 18 anni di vita, per permettere ai sikh indiani di visitare il tempio senza troppi sforzi. Da citare, inoltre, l’idea da parte del governo pakistano di aprire un tempio indù a Islamabad, attuale capitale pakistana, che ha già visto il rifiuto e le proteste di diverse frange musulmane.

Imran Khan, attuale Primo Ministro pakistano, nel 2013.
Imran Khan, attuale Primo Ministro pakistano, nel 2013.


Sebbene tali azioni siano molto positive per l’auspicato cambiamento del Pakistan, sono purtroppo solo alcune alcune gocce all’interno di un oceano di odio e discriminazione: Minority Rights, in occasione del National Minorities’ Day che in Pakistan si celebra l’11 agosto a partire dal 2009, ha ribadito come ancora molto vada fatto sia per proteggere le popolazioni a rischio non solo sulla carta e sia per educare la maggioranza della popolazione pakistana al rispetto delle minoranze. Siamo infatti ancora lontani dal vedere un Pakistan come quello auspicato dal suo padre fondatore, privo del clima di terrore che circonda le minoranze etniche e religiose presenti sul territorio.

Fonti: Minorityrights.org, ASIA NEWS, ANADOLU AGENCY, VATICAN NEWS, HUMAN RIGHTS WATCH, MODERN DIPLOMACY, WIONEWS

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