L’uomo che poteva porre fine al genocidio birmano è stato espulso dalla corsa politica

Un uomo di etnia Rohingya che ha presentato istanza di candidatura per un seggio al parlamento del Myanmar a novembre è stato squalificato dopo alcune domande irrisolte sulla cittadinanza dei suoi genitori. Si tratta di una decisione fortemente contestata che, secondo gli attivisti di diritto umano, sottolinea la pervasiva discriminazione governativa nei confronti della minoranza musulmana in questione.

Tempo di lettura: 5 minuti

Il caso di Abdul Rasheed

Abdul Rasheed, membro del Partito per la democrazia e i diritti umani (DHRP) guidato dai Rohingya, ha presentato la sua candidatura a un seggio parlamentare in rappresentanza della città di Sittwe, situata nello stato del Rakhine occidentale, dove vivono la maggior parte dei 300.000 Rohingya del Myanmar.

A metà agosto, sei giorni dopo aver presentato i suoi documenti alla Commissione elettorale del distretto di Sittwe, le autorità elettorali hanno respinto la sua domanda basandosi sul fatto che i suoi genitori non erano cittadini del Myanmar quando egli è venuto alla luce. Il 58enne ha riferito agli uffici governativi che suo padre è stato un dipendente pubblico per quasi quattro decenni nella capitale del Rakhine, Sittwe, e ha ricevuto una pensione governativa. Sua madre, inoltre, possiede ancora un certificato di cittadinanza.

“È ovvio che mia madre è diventata cittadina prima che io nascessi perché ha una carta d’identità nazionale tripla”, ha detto Abdul Rasheed a RFA, riferendosi alle carte di registrazione nazionali (NRC) emesse dal governo dal 1948 al 1982, che garantiva pieni diritti di cittadinanza.

Le autorità elettorali hanno dunque detto ad Abdul Rasheed di aver accettato il suo nome in lista, ma non avevano l’autorità per verificare la cittadinanza dei suoi genitori. Hanno anche detto che poteva presentare un ricorso contro il rigetto della domanda, cosa che ha detto che avrebbe fatto.

I motivi dell’esclusione

Ma come si spiega questa discriminazione nei confronti di tale etnia? Nel 1982, il Myanmar dei generali emanò una legge sulla cittadinanza che decretò che solo i membri delle cosiddette “razze nazionali”, ovvero coloro che si erano stabiliti in Myanmar prima dell’inizio del dominio coloniale britannico nel 1824, avevano diritto alla cittadinanza. I Rohingya, nonostante la maggior parte degli storici concordi che siano giunti in un periodo incerto tra il X e il XX secolo, non furono inclusi tra i 135 gruppi etnici ufficiali e furono improvvisamente esclusi dalla piena cittadinanza e privati ​​dei diritti civili.

Abdul Rasheed ha chiesto dunque perché altri gruppi etnici che possiedono tre carte d’identità siano stati riconosciuti come cittadini, affermando sempre ad RFA che: “La gente mi ha chiesto se la mia candidatura è stata rifiutata perché sono un musulmano o un Rohingya. Sono deluso dal fatto che altre persone che possiedono lo stesso tipo di carte d’identità possano essere candidate. La loro cittadinanza non viene messa in discussione. Perché viene messa in discussione la mia cittadinanza musulmana o rohingya? “.

Tuttavia, l’eslusione dei Rohingya dalle liste politiche non è un fenomeno recente. Lo stesso Abdul Rasheed è stato respinto una prima volta quando ha cercato di registrarsi come candidato parlamentare per Sittwe alle elezioni generali del 2015, che hanno portato al potere l’attuale leader del Myanmar Aung San Suu Kyi e il suo governo della Lega nazionale per la democrazia (NLD). Una democrazia che, ad oggi, sembra essere più lontana che mai dalla Birmania.

Il candidato Rohingya Abdul Rasheed del Partito Democrazia e Diritti Umani, a cui è stato impedito di candidarsi alle imminenti elezioni generali del Myanmar, siede a una scrivania nell’ufficio del partito a Yangon, il 13 agosto 2020.

Le accuse internazionali

La comunità internazionale ha condannato il governo di Aung San Suu Kyi per la gestione della brutale repressione dei militari contro le comunità Rohingya nello stato settentrionale del Rakhine quasi tre anni fa, che ha provocato migliaia di morti e ha spinto oltre 740.000 a fuggire nel vicino Bangladesh.

Il Myanmar deve affrontare ancora pesanti accuse di genocidio presso la Corte penale internazionale per il maltrattamento dei Rohingya durante la repressione, accuse che Aung San Suu Kyi e l’esercito hanno sempre costantemente negato.

L’attivista Rohingya Wai Wai Nu, il cui padre presiede il DHRP, ha affermato che la squalifica di Abdul Raheed da parte delle autorità elettorali riflette l’atteggiamento del governo nei confronti dei Rohingya: “Questo è in realtà direttamente collegato alla politica genocida dello stato contro il nostro popolo. Nonostante una lunga storia di partecipazione alle elezioni e alla politica in Birmania, il nostro popolo è stato privato dei diritti civili nel 2015”, ha detto, riferendosi alle ultime elezioni generali in cui ai Rohingya non è stato permesso di votare.

Il governo della NLD, che ha ottenuto l’incarico nel 2015 promettendo un cambiamento netto dalle politiche del governo militare, di fatto sembrerebbe dunque aver cambiato quasi in peggio lo scenario politico nel Myanmar. Il Myanmar inoltre, continua a considerare i membri del gruppo minoritario musulmano come immigrati illegali dal Bangladesh e per questo vengono costantemente soggetti a repressione e discriminazione al confine con il Bangladesh, dove si è formato uno dei campi profughi più grandi al mondo, il campo di Cox’s Bazar.

La speranza dal nome DHRP

Istituito nel 1989 come Partito Democratico Nazionale per i Diritti Umani, il DHRP ha sostenuto i diritti dei Rohingya nel nord del Rakhine, dove più di 300.000 musulmani vivono ancora nelle township di Buthidaung, Maungdaw e Rathedaung, secondo le autorità locali.

Il DHRP ha nominato in tutto sette candidati alle prossime elezioni, di cui cinque dallo stato di Rakhine e due dalla regione di Yangon. Abdul Rasheed è il primo ad essere respinto dalle autorità elettorali, mentre le candidature presentate dagli altri sono ancora in fase di revisione.

Quasi 100 partiti politici hanno presentato candidati per le elezioni dell’8 novembre in quella che probabilmente sarà una dura competizione tra i contendenti della popolare NLD al potere, il Partito per la solidarietà e lo sviluppo legato all’esercito e molti partiti etnici.

I candidati sono in lizza per 1.171 seggi in entrambe le camere del parlamento nazionale e nelle legislature statali e regionali.

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