Moria, un incendio devasta il sovrappopolato campo profughi

Nella notte tra martedì e mercoledì un incendio è divampato all’interno del campo profughi di Moria, propagandosi velocemente tra le tende e i container. Migliaia le persone in fuga.

Tempo di lettura: 4 minuti

La vicenda

Scatto all'interno del campo profughi di Moria, Lesbo, Grecia.
Scatto all’interno del campo profughi di Moria, Lesbo, Grecia.

“Probabilmente l’intero campo è andato distrutto”: queste le parole di Manos Logothetis, segretario del Ministero per l’immigrazione del governo greco, che fanno da eco a quelle di Aris Hatzikomninos, vicegovernatore dell’isola di Lesbo. Intorno alla mezzanotte di martedì un rogo dalle cause ancora incerte è divampato all’interno del campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, propagandosi velocemente e radendo al suolo la maggiorparte delle abitazioni di fortuna che ospitavano i circa 12.500 rifugiati presenti al momento nella struttura. Nonostante l’intervento dei vigili del fuoco, l’incendio ha tenuto banco per diverse ore, trasformando il campo di Moria in un ammasso di macerie bruciate alle prime ore della mattina. La dinamica dei fatti risulta non essere ancora chiara, come incerta rimane per ora la causa scatenante del rogo; alcuni report iniziali da parte dei media locali hanno parlato addirittura di più roghi accesi simultaneamente all’interno del campo, che ormai dal 2 settembre si trovava in una situazione di quarantena a causa di 35 casi di coronavirus rilevati tra gli ospiti della mega-struttura. Tale ipotesi è stata però smentita dalle autorità elleniche, che hanno dato il via alle investigazioni per cercare di capire da cosa (o da chi) è stato generato l’incendio.

Le conseguenze

Veduta esterna del campo di Moria, Lesbo, Grecia.
Veduta esterna del campo di Moria, Lesbo, Grecia.

Sebbene non si contino feriti e/o morti, il bilancio dei danni è catastrofico da un punto di vista logistico ma soprattutto umano: il campo di Moria, già campo profughi più grande d’Europa contenente circa il quadruplo dei migranti per i quali era stato pensato (tra i 2000 e i 3000), era da mesi in una situazione terribile, denunciata a più riprese da parte delle maggiori ONG internazionali, in larga parte riferita alle disastrose condizioni igenico-sanitarie presenti nel campo. A partire dal primo di marzo, i migranti arrivati sull’isola sono stati messi in isolamento rispetto agli altri residenti del campo, principalmente per evitare la tragedia che rappresenterebbe lo scoppio di un focolaio di grandi dimensioni. Difatti, con la scoperta del primo caso di coronavirus all’interno del campo, in molti hanno temuto l’avverarsi di una vera e propria ecatombe; in seguito all’aumento dei casi, il governo greco aveva stabilito misure di maggior controllo ed un aumento dei tamponi e dei test per cercare di isolare ulteriormente i contagiati rispetto al resto dei migranti presenti a Moria. Tale piano è adesso però compromesso dagli avvenimenti di martedì notte: durante e dopo il rogo infatti sono in migliaia i migranti fuggiti dal campo sparpagliandosi per le strade di Lesbo, con la maggiorparte che ha cercato invano di raggiungere la vicina Mitilini, cittadina più grande dell’isola. Difatti, testimoni e media locali raccontano di come le autorità durante la notte abbiano provato ad impedire l’accesso alla città a chi fuggiva in quella direzione, lasciando le famiglie a dormire sui terreni adiacenti alla strada. Attualmente, la polizia presente sul posto ha creato due posti di blocco attorno al campo: uno a 400 metri da Moria dove circa 4000 migranti rimangono ora in attesa di nuovi sviluppi, l’altro a scopo preventivo prima del campo profughi di Kara Tepe.

Lo stato d’emergenza e il supporto dell’UE

Ylva Johansson, commissario degli Affari interi per l'UE.
Ylva Johansson, commissario degli Affari interi per l’UE.

In seguito agli avvenimenti della notte, questa mattina il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha ordinato una riunione di emergenza per discutere il da farsi e capire come fare fronte alla situazione che si è delineata ora a Moria. Secondo quanto riferito dal portavoce del governo Stelios Petsas, in seguito a tale meeting il governo ellenico ha dichiarato lo stato di emergenza per l’intera isola di Lesbo, cosa che si protrarrà per almeno 4 mesi. Inoltre, nella giornata di oggi lo stesso Mitsotakis, accompagnato dal Ministro dell’interno Takis Theodorikakos e dal presidente dell’EODY (Organizzazione nazionale per la salute pubblica) Panagiotis Arkoumaneas saranno presenti a Lesbo per essere aggiornati in maniera diretta sulla situazione e tenere una conferenza stampa. Infine, importante è anche la risposta che l’Unione Europea sarà in grado di dare per far fronte a questa nuova catastrofe umanitaria: la vicepresidente della Commissione Europea Margaritis Schinas ha prontamente informato il Premier Mitsotakis del pieno supporto da parte dell’Unione per cercare di arginare il problema e trovare rimedio al più presto possibile. Nel mentre, il commissario agli Affari interi dell’Unione Europea Ylva Johansson ha messo in moto la macchina degli aiuti assicurando i fondi necessari al governo greco per il trasporto sulla penisola e le cure di circa 400 migranti (bambini e adolescenti), ribadendo ulteriormente l’importanza della protezione delle vite di profughi e rifugiati.

FONTI: EKATHIMERINI, BBC, LA REPUBBLICA

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