Caso Breonna Taylor, sentenza choc: nessun colpevole e uno dei tre poliziotti solo “negligente”

Il gran giurì del Kentucky ha decretato una sentenza che non trova un vero e proprio colpevole per l’omicidio di Breonna Taylor, uccisa da 8 colpi d’arma da fuoco lo scorso 12 marzo. A Louisville, in seguito alla notizia, centinaia di persone sono scese in strada per protestare.

Tempo di lettura: 4 minuti

Il caso

“Non so cosa sta succedendo, qualcuno ha buttato giù la porta e sparato alla mia ragazza”: sono queste le parole di Kenneth Walker al 911, chiamato poco dopo un raid della polizia nell’appartamento della sua fidanzata Breonna Taylor, la notte tra il 12 e il 13 marzo di quest’anno, a Louisville, nel Kentucky. L’irruzione in casa della Taylor è avvenuta in seguito ad alcune indagini da parte del dipartimento di polizia di Louisville, che da qualche tempo seguiva due uomini sospettati di spaccio di sostanze stupefacenti; i tre agenti che hanno fatto irruzione avevano ottenuto un mandato in seguito al sospetto che uno dei due indagati, ex fidanzato della Taylor, le avesse consegnato a casa uno strano pacco.

Proteste per la morte di Breonna Taylor il 5 giugno,  giorno del suo compleanno.
Proteste per la morte di Breonna Taylor il 5 giugno, giorno del suo compleanno.

Il mandato era un cosiddetto “no-knocks warrant”, vale a dire un tipo di mandato che permette alla polizia di fare irruzione coatta all’interno di un’abitazione senza doversi identificare. Per questo motivo, quando i poliziotti hanno violentemente buttato giù la porta di casa, Kenneth Walker, possessore legittimo di una pistola, ha aperto il fuoco praticamente alla cieca, ferendo alla gamba uno dei tre agenti. La risposta degli agenti è stata piuttosto massiccia, con uno dei tre che ha aperto il fuoco per addirittura 10 volte. Tra la miriade di colpi sparati, almeno 8 di questi hanno centrato un’inerme Breonna Taylor, che a soli 26 anni è stata freddata nel letto di casa sua. Stando alle parole del fidanzato, la Taylor, che di professione era un’operatrice sanitaria, ha sofferto per più di cinque minuti prima di esalare l’ultimo respiro, mentre i soccorsi, arrivati sulla scena diversi minuti dopo, si sono concentrati soprattutto sull’agente di polizia ferito alla gamba da Kenneth Walker.

Le indiscrezioni e le indagini preliminari

Una donna ricorda Breonna ad Amburgo, in Germania, durante una protesta del Black Lives Matter.
Una donna ricorda Breonna ad Amburgo, in Germania, durante una protesta del Black Lives Matter.

Durante le indagini, sono emersi diversi particolari riguardanti la fatale notte del 12 marzo:

  • Innanzitutto, il report compilato inizialmente da parte della polizia riguardo all’incidente si è rivelato pieno di errori: gli agenti avevano infatti indicato come la Taylor non fosse stata ferita, sebbene fosse in realtà morta dopo pochi minuti (o addirittura secondi, stando alle parole del coroner che ha fatto l’autopsia, in contrasto a quelle del fidanzato) per i proiettili che l’avevano colpita; inoltre, nello stesso report gli agenti avevano indicato l’uso della forza per irrompere a casa della ventiseienne come non necessario, sebbene abbiano in realtà utilizzato una sorta di ariete per buttare giù la porta.
  • Gli avvocati della famiglia Taylor hanno constatato come la notte del raid gli agenti avevano già localizzato in un altro appartamento i due sospettati ed all’interno dell’abitazione della Taylor nessuna sostanza stupefacente è stata mai trovata. Inoltre, lo scorso 27 agosto è stato arrestato Jamarcus Glover, uno dei due sospettati ed ex fidanzato della Taylor; intervistato in seguito all’arresto, Glover ha spiegato chiaramente come Breonna non avesse nulla a che fare con le sue attività illecite, sostenendo inoltre come la polizia stesse quasi provando a far ricadere la colpa della morte di Breonna su di lui.
  • Rob Eggert, avvocato difensore di Kenneth Walker, ha dichiarato come il suo assistito “Non sapeva che fossero poliziotti alla porta, era spaventato per la sua vita e quella di Breonna” e per questo motivo ha deciso di sparare per primo; sebbene infatti gli agenti di polizia abbiano dichiarato di essersi identificati una volta arrivati all’appartamento, sia Walker che alcuni testimoni oculari hanno invece affermato il contrario, cosa ancora più grave se si pensa che il mandato era stato modificato da un mandato “no-knocks” ad uno con identificazione necessaria da parte della polizia quella sera stessa. Inoltre, le accuse per tentato omicidio nei confronti di Walker sono state momentaneamente ritirate, decretando la legittima difesa per il fidanzato di Breonna.
  • Infine, il ritiro delle accuse nei confronti di Walker è secondo alcuni esperti sintomo del fatto che la versione fornita dagli agenti non sia credibile al 100%; ad alimentare i dubbi su tale versione è anche il fatto che le bodycam sulle divise degli agenti fossero spente al momento dell’irruzione.

Le proteste e le decisioni per gli agenti coinvolti

Lewis Hamilton, star della Formula 1, con una t-shirt in favore di Breonna Taylor durante il Gran Premio di Toscana.
Lewis Hamilton, star della Formula 1, con una t-shirt in favore di Breonna Taylor durante il Gran Premio di Toscana.

La morte della Taylor è stata ovviamente frutto di numerose proteste a Louisville e altre città statunitensi, che hanno fatto di Breonna uno dei volti simbolo del Black Lives Matter (in particolar modo da maggio in poi, in seguito al caso Floyd), il movimento contro il razzismo sistemico e gli abusi di polizia che ormai da mesi porta migliaia di persone a protestare per le strade del Nord America. Inoltre, in seguito ad un’intervista rilasciata dalla madre nel quale chiedeva alle persone di “Dire il suo nome”, la morte di Breonna ha riportato in auge lo slogan e l’hashtag #SayHerName, utilizzato per la prima volta durante una campagna del 2014 per il riconoscimento delle donne afroamericane vittime di violenze da parte della polizia.


Il caso di Breonna Taylor è stato poi portato all’attenzione dei media da parte di diverse personalità di rilievo nel mondo della politica, dello sport e dello spettacolo: Kamala Harris, senatrice candidata alla vicepresidenza di un eventuale mandato Biden, ha scritto lo scorso 5 giugno (giorno in cui la Taylor avrebbe compiuto 27 anni) che “la vita di Breonna è stata orrendamente presa dai poliziotti”; Lewis Hamilton, campione del mondo in carica di Formula 1, in occasione della vittoria del Gran Premio del Mugello è salito sul podio indossando una maglietta (dalla quale è poi nata un’inchiesta) che recitava “Arrestate i poliziotti che hanno ucciso Breonna Taylor“; a chiedere giustizia e portare avanti la battaglia davanti ai media anche tantissime star dello sport americano, come Jamal Murray, Chris Paul e LeBron James, campioni dell’NBA, e personalità televisive come Oprah Winfrey.
Nel mentre, gli eventi del 12 marzo notte hanno chiaramente avuto conseguenze ancor prima della sentenza di pochi giorni fa: uno dei tre agenti, Brett Hankison, è stato licenziato il 23 giugno per aver sparato 10 colpi alla cieca e non aver seguito le linee guida del dipartimento di polizia riguardo l’utilizzo dell’arma da fuoco; gli altri due agenti coinvolti, Myles Cosgrove e Jon Mattingly, sono invece stati allontanati momentaneamente dal dipartimento, senza però perdere il posto. Inoltre, il sindaco di Louisville Greg Fischer ha vietato l’11 giugno l’utilizzo di mandati per irruzioni senza identificazione come quello inizialmente fornito agli agenti protagonisti del raid; lo stesso Fischer ha poi annunciato altri cambiamenti, come la scelta di un nuovo capo di polizia e l’obbligo di avere una bodycam accesa durante una perquisizione, per “garantire più trasparenza alle azioni della polizia”.

La sentenza e le reazioni

Così LeBron James, star dell'NBA, su Facebook dopo la sentenza del gran giurì: "è stata fatta giustizia per le mura del suo appartamento vicino ma non per la vita di Breonna."
Così LeBron James, star dell’NBA, su Facebook dopo la sentenza del gran giurì: “è stata fatta giustizia per le mura del suo appartamento vicino ma non per la vita di Breonna.”

Dopo un’estate di proteste, interviste e appelli si arriva dunque al 24 settembre, con la decisione presa da parte del gran giurì nei confronti degli avvenimenti riguardanti Breonna Taylor: l’unico dei tre agenti a rischiare un periodo in carcere è il sergente Brett Hankison, ma nessuna accusa di omicidio è stata rivolta nei suoi confronti. Difatti, mentre gli altri due colleghi sono stati prosciolti da ogni accusa e giustificati dalla legittima difesa (sebbene sia stato l’agente Mattingly a sparare il colpo che ha ucciso la Taylor), il sergente Hankison rischia fino a 15 anni di carcere per “condotta negligente e pericolosa”, derivata dal fatto che abbia sparato diversi colpi alla cieca che puntavano contro un appartamento nelle vicinanze. Alla notizia della sentenza, che sancisce come nessuno possa essere ritenuto colpevole per la morte di Breonna Taylor, le proteste sono scoppiate a Louisville, dove due poliziotti sono rimasti feriti negli scontri, come anche a New York, Washington D.C. e altre metropoli statunitensi.


Oltre alle proteste, reazioni dure sono chiaramente anche arrivate dalla famiglia Taylor e dalle stesse personalità che chiedevano giustizia per Breonna nel corso di questi mesi, mentre anche i due candidati alle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo novembre hanno rilasciato dichiarazioni a riguardo: il democratico Joe Biden ha fatto un appello nei confronti dei manifestanti chiedendo di non macchiare la memoria di Breonna con la violenza, mentre il repubblicano e presidente in carica Donald Trump ha elogiato il procuratore del Kentucky Daniel Cameron (che ha comunicato la decisione del gran giurì) e ammesso come la giustizia non sia sempre facile e non possa sempre accontentare l’opinione pubblica.


Ciò che resta di questo caso, a prescindere dalle versioni fornite dai protagonisti e dalle opinioni di ognuno riguardo gli avvenimenti di quel terribile 12 marzo, è il fatto che la morte di Breonna Taylor, uccisa nel suo stesso letto a soli 26 anni, a livello giudiziario non ha praticamente alcun colpevole e resterà, molto probabilmente, impunita.

FONTI: La Repubblica, The NY Times, CNN, Vox

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