Biden-Asia: Incontro con il Dalai Lama e nuova politica estera con la Cina

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Joe Biden, il candidato democratico alla presidenza americana, già ex vicepresidente sotto i due mandati di Barack Obama, ha affermato di recente che, qualora dovesse essere eletto come nuovo presidente degli Usa, metterà mano alla politica estera nei confronti della Cina e, come prima cosa, preparerà un incontro con il Dalai Lama, continuando una pratica decennale seguita dai presidenti americani con l’eccezione del presidente Donald Trump, facendo inoltre nuove pressioni sulla Cina per riprendere i colloqui con i tibetani per una “significativa autonomia” della regione autonoma.

Tempo di lettura: 2 minuti

L’incontro con il Dalai Lama

Il candidato democratico, vicinissimo ad essere eletto in questa tornata elettorale di novembre, ha esposto pochi giorni fa la sua idea sulla politica estera americana dei prossimi anni e si è soffermato in particolare sul caso sempre attuale del Tibet. Oltre alla volontà di voler incontrare di persona il leader spirituale tibetano, Sua Santità Dalai Lama, ha anche promesso di imporre nuove sanzioni ai funzionari cinesi responsabili di violazioni dei diritti umani in Tibet, aumentando dunque il proprio sostegno ai tibetani della regione. Nessun passo indietro dunque nemmeno per quanto riguarda i democratici, come invece aveva lasciato credere l’amministrazione Trump, accusando spesso i suoi rivali di essere troppo “soft on China”.

Biden ha inoltre rincarato la dose, accusando Trump di aver mantenuto un “silenzio assordante” sulle azioni cinesi in Tibet e di concentrarsi invece su una politica commerciale vuota: “Come presidente, rimetterò i valori al centro della politica estera americana. Inoltre, incontrerò Sua Santità il Dalai Lama il prima possibile e nominerò un nuovo coordinatore speciale per le questioni tibetane” ha affermato il candidato democratico.

Il candidato ha chiamato in causa nuovamente Donald Trump per non aver ancora incontrato il leader tibetano, affermando che “è vergognoso, anche se non sorprendente, che Trump sia il primo presidente americano in tre decenni di storia che non ha incontrato o parlato con Sua Santità il Dalai Lama”.

La tutela dei diritti umani in Tibet vista da Biden

La nomina di un coordinatore speciale è la seconda promessa di Joe Biden per quanto riguarda la politica estera americana in Cina, a favore della tutela dei diritti umani in Tibet. Tale figura, sostiene Biden, porrà mano all’US Tibetan Policy Act del 2002, un disegno di legge volto a promuovere un dialogo sostanziale tra il governo della Repubblica popolare cinese e il Dalai Lama o il suo rappresentante in terra tibetana”. La posizione di particolare rilievo è infatti vacante da gennaio 2017, proprio da quando il presidente Trump è entrato in carica.

Biden ha proseguito affermando che lavorerà con gli alleati statunitensi per sollecitare Pechino “affinché si torni al dialogo diretto con i rappresentanti del popolo tibetano per ottenere un’autonomia significativa, il rispetto dei diritti umani e la conservazione dell’ambiente tibetano, nonché il suo unicum di tradizioni culturali, linguistiche e religiose, intensificheremo il nostro sostegno al popolo tibetano, espandendo, tra le altre cose, i servizi in lingua tibetana presso Radio Free Asia e Voice of America, al fine di far giungere informazioni dal mondo esterno in tutto il Tibet.

Tuttavia, nonostante le promesse di Biden, l’amministrazione Trump non è stata esattamente “soft on China” per quanto riguarda la questione tibetana, come invece afferma Joe Biden. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha da poco annunciato nuove e pesanti restrizioni ai visti per alcuni funzionari cinesi a causa sia delle restrizioni di Pechino a diplomatici, giornalisti e turisti statunitensi di viaggiare in Tibet, sia per le continue e inumane “violazioni dei diritti umani in Cina”.

La politica estera americana, qualora la Casa Bianca dovesse passare ai rivali democratici, prenderà una strada diversa, questo è ormai chiaro. Tuttavia, permangono ancora molti dubbi sulla posizione di Biden nei confronti della Cina, visti anche gli ultimi scandali che lo avrebbero visto in passato sospettato di finanziamenti e investimenti proprio nella nazione rivale degli Usa. Insomma, cosa aspettarci dal probabile (e ormai quasi prossimo) mandato democratico? Gli Usa riusciranno a far valere i propri interessi strategici e commerciali o si piegheranno definitivamente a quello che sembrerebbe essere il dominio commerciale sull’Asia del gigante cinese?

Fonti: hindustantime, CNN

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